Il sussurro delle stelle

Pubblicato il 17-05-2025

di Gian Maria Ricciardi

In Siberia lo sentono i ragazzi che giocano con il loro fiato perché, a meno quaranta gradi, prende la forma di grani di ghiaccio che scontrandosi tra di loro suonano: lo chiamano il “sussurro delle stelle”. Ma si trova anche qui. D’inverno, sui sentieri ghiacciati che salgono dalla Valle Susa alla Francia e, spesso, s’infrangono sui volti degli immigrati, aiutati da chi da sempre offre speranza. Nelle strade deserte e gelide della città e dei paesi, di notte, quando gli “invisibili” stringono mani tese. Così, come sotto i ponti del Po o tra il riparo dei nylon, là dove la collina risale. In mezzo alle code di chi il pranzo lo fa alla Caritas. Fino a ieri, magari, ha lavorato nei capannoni dell’Embraco e delle tante fabbriche dell’automotive in crisi per miopia politica e follie europee.

Alle fermate di tram e bus tra folate d’aria fredda, mancate coincidenze e ritardi, vissuti con stoica sopportazione. In molte case dove il riscaldamento non c’è e si provano strade che spesso si incrociano con le esalazioni dell’ossido di carbonio che uccidono. In altri locali belli e caldi dove il cuore, a volte, si è indurito: è cresciuto l’egoismo, dilagano mutismo e mugugno. Quel sussurro si coglie negli sguardi puliti di chi, oggi, apre oratori, case per l’accoglienza delle donne vittime di violenza o di chi tra noi è più fragile (dai divorziati in difficoltà a chi il lavoro non lo trova più perché ha 60 anni), nel coraggio dei tanti “samaritani” che si occupano di assistenza nelle case e garantiscono le visite specialistiche che la sanità pubblica lesina o posticipa, nella genuina e anche un po’ rischiosa scommessa di chi costruisce luoghi per la formazione, supplisce allo Stato dagli asili nido ai doposcuola, ai corsi per l’impiego come le “case di Carità”.

E, quando, soprattutto nelle periferie, si sentono la violenza delle gang, le aggressioni, le violenze, stando attenti, si coglie, molto in lontananza, la freschezza, la fantasia, il coraggio del sorriso che si trasformano nel sussurro delle stelle. Nell’anno del giubileo della speranza, quel sussulto marmoreo di cristalli quasi non visibili può diventare un modernissimo concerto d’umanità. Qualcosa, lentamente, sta cambiando: dai paesi ai quartieri più difficili delle città, s’avvertono pagine belle di vita. C’è gente per bene che va a portare speranza e a trasformare “quel sussurro delle stelle” in gradevolissime note d’intesa che sostituiscono il linguaggio spesso inaccettabile dei talk show, i teatrini sempre più scontati della politica, la sfiducia e le troppe paure dilaganti. Il viaggio nella speranza, appena iniziato con papa Francesco, sarà ricchissimo d’emozioni e fatti concreti, andrà oltre le facciate per risvegliare molti cuori assopiti da pandemia, guerre, morti, malattie. Ma tutto deve incominciare da quel “sussurro” quasi impercettibile che, però, è in azione in tutto il mondo e, forse, sta entrando dentro anche di noi.


Gian Maria Ricciardi
NP Febbraio '25

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