Il sonno del bene comune

Pubblicato il 12-05-2026

di Francesco Antonioli

Non dimentichiamolo. C'è un agghiacciante candore nelle dichiarazioni di Donald Trump dopo il blitz a Caracas per catturare il dittatore venezuelano Maduro. A me interessa il petrolio, punto. Forza e denaro, con passo deciso, si stanno affermando come principali motori dell’economia e della politica. E anche dell’odio, purtroppo. Nulla di nuovo dal fronte dei potenti e della storia, beninteso, eppure l’escalation cui stiamo assistendo lo dimostra in modo avvilente, questione Groenlandia in testa. 

Potremo liberarci da queste catene grondanti prosopopea? L’antidoto, mi pare, sta anzitutto nel non dare cittadinanza all'inesorabilità, nel non cedere alle suadenti sirene dell'ineluttabilità. Ovvero: sgretolare la convinzione che la guerra e la violenza siano situazioni o destini contro cui non si può lottare in alcun modo. Arrendersi a questa logica è il veleno che corrode i nostri giorni. Anche nella business community. Molte imprese, per esempio, stanno buttando alle ortiche tutti i migliori propositi sulla sostenibilità, perché – ragionano – negli States iniziano finalmente a dare una spallata a tutte queste “idiozie”.

Certo, dovremmo condurre un serio esame di coscienza sugli eccessi del "politicamente corretto" che, tra i molti guasti, ha anche innescato questi corto circuiti. In ogni caso, non si può esagerare. Il negazionismo sul cambiamento climatico o l’arroganza di un’economia individualista e menefreghista generano storture. E non solo. Si vedrà come andrà a finire il procedimento giudiziario, ma non è uno spettacolo dignitoso assistere allo scandalo del Garante della privacy con spese allegre a carico del contribuente mentre in Italia c’è chi fatica, e sono tanti, ad arrivare alla fine del mese. Persino la strage di Crans-Montana è figlia della ricerca di un famelico profitto: in barba alle norme di sicurezza, basta che entri più gente (pagante) possibile nel locale.

Il sonno del bene comune genera mostri. C’è una priorità che dipende da ognuno di noi. Oggi, sempre più, serve una contaminazione multidisciplinare per sapere, informarsi, capire. Ho apprezzato che La Lettura del Corriere della sera abbia dedicato il 18 gennaio scorso la copertina al tema della pace (con un disegno di Michelangelo Pistoletto) e un dibattito ragionato sullo scrittore francese Jean Giono (scomparso nel 1970) e sul suo volume appena ripubblicato da Einaudi: «Mi rifiuto di obbedire. Preferisco vivere e uccidere la guerra». Mi ha colpito la serietà con cui il mensile Altra economia ha tenuto la posizione con un’azienda del Lecchese che produce presse per realizzare (anche) munizioni a uso militare, destinate a Israele. Il direttore Duccio Facchini, querelato, è stato prosciolto dall’accusa di diffamazione per il solo fatto di averlo detto. Ha svolto il suo mestiere, documentando (merita andare a leggere tutta la vicenda). La supponenza, anche economica, si neutralizza opponendo il ragionamento agli slogan. Con la convinzione dello scrittore cattolico Julien Green: «Finché siamo inquieti possia mo stare tranquilli».


Francesco Antonioli
NP Febbraio 2026

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok