Il rubinetto chiuso

Pubblicato il 25-07-2025

di Paolo Lambruschi

Il taglio degli aiuti di usaid voluto da Donald Trump è stato definito inconcepibile e crudele da molti osservatori e dalle agenzie umanitarie colpite. Sostanzialmente 43 miliardi, l'83% dei fondi stanziati dagli Stati Uniti per aiutare i Paesi in via di sviluppo (e soprattutto quelli africani) a fronteggiare le emergenze, sono stati congelati e il personale è stato improvvisamente licenziato (e sul cui reintegro decideranno i giudici). Questo determina una svolta storica e triste nella politica estera americana. I fondi erano stati istituiti nel 1962 da John Fitzgerald Kennedy per diffondere con l'aiuto umanitario un'immagine più accattivante degli Stati Uniti.

Questo soft power è sparito, agli Usa di Donald Trump non interessa che le persone colpite dai tagli siano principalmente i profughi e gli sfollati che vivono nei campi delle Nazioni Unite nelle nazioni più povere, per esempio in Sudan, in Etiopia, in Somalia, in Congo, vittime di conflitti e da mutamenti climatici. Non si tratta di parassiti che vivono di assistenzialismo, ma di persone vulnerabili per cui è vitale l'assistenza perché sono alla fame, stremate da guerre e violenze, da lunghe marce per la salvezza, da malattie come malaria, tbc e hiv che ora, senza quei fondi, gli ospedali missionari e pubblici in Africa non riescono più a curare. Certo una parte di questi fondi veniva predata da élites politiche e militari corrotte e dalle loro clientele e questo taglio crudele porta in ogni caso a una riflessione sulla gestione dei fondi in questi decenni.

Diversi intellettuali africani credono che sia venuto il tempo di processare politicamente una classe dirigente che ha ridotto un terzo della popolazione africana, mezzo miliardo di esseri umani, a vivere sotto la soglia di povertà. Si tratta di leader politici e militari che puntano sulle armi e sulle guerre, meglio se dimenticate, per conservare il potere e sul clientelismo e sui clan per continuare a governare, senza alcun senso del bene comune. Per questo molti preferiscono la via autocratica di governo alla democrazia e l'aiuto della Cina che non mette in discussione le politiche del regime di turno, limitandosi a prestare soldi, a costruire infrastrutture facendo indebitare gli Stati al 6% di interessi.

Invece le politiche occidentali chiedono in cambio dei prestiti a interessi più bassi il rispetto dei diritti umani e civili che non sono spesso condivisi dal regime e, a volte, anche dalla stessa popolazione, perché sono imposte dall'alto. Senza contare l'imposizione di politiche restrittive di ristrutturazione del debito pubblico da parte della Banca mondiale con pochi risultati. Tocca all'ue intervenire sostituendo gli Usa. E alla società civile europea battersi contro un aumento delle spese militari finanziate dai tagli alla cooperazione allo sviluppo, allontanandosi dal traguardo dello 0,7% entro il 2030. Sicurezza è anche creare spazi di pace investendo in sviluppo al posto degli Stati Uniti, riempiendo almeno in parte i buchi lasciati nelle casse delle Nazioni Unite e pretendendo maggiore efficienza e meno sprechi. La nostra ue continua a essere, grazie alla pace, l'area più ricca del pianeta ed è arrivato il momento, come si dice a chi ha fatto fortuna, di restituire almeno in parte.

Post-scriptum. Una riflessione a parte, franca e senza ipocrisie, va fatta tra i credenti sugli ospedali cattolici africani i cui programmi a sostegno della maternità e della salute materna e infantile erano pagati dalla Caritas americana che riceveva la maggior parte dei fondi da usaid. Molti sono rimasti senza fondi ed è prevedibile che aumenteranno in breve vittime e sofferenze tra le puerpere e i neonati. Tragedie che dovrebbero creare numerosi problemi di coscienza ai cattolici che hanno votato o sostengono Trump per le sue politiche antiabortiste e a difesa della vita. Tutte smentite dai fatti, argomenti testardi. 


Paolo Lambruschi
NP Aprile '25

 

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