Il ritorno della speranza
Pubblicato il 07-09-2025
In politica, dove sempre di meno convince il “teatrino” a volte drammaticamente ridicolo, c’è chi si sta sforzando di trovare percorsi più vicini “al sentire e ai bisogni” degli italiani. Nella vita d’ogni giorno, dove il rancore e la rabbia, per anni, hanno condizionato le scelte, hanno ripreso a intrecciarsi i fili dei giorni, delle famiglie, delle relazioni: straripano le offerte di incontri culturali e la ricerca di valori forti. Nel volontariato, dove sono impegnate 4 milioni e mezzo di persone. Negli oratori che, in silenzio, sostituiscono lo Stato che non c’è o è sordo. Quanti sono, oggi, i centri che accolgono i ragazzi, coi genitori impegnati nel lavoro, per un pasto veloce, i compiti, il gioco, la crescita di senso della vita? Tantissimi. Negli ospedali, nei quali si moltiplicano le fondazioni di volenterosi che s’affiancano alle asl per gestire ingressi, visite, vita nei corridoi dei nosocomi. A Beirut, a Gaza. Tutti hanno visto la marea dell’esodo verso la pace, ma anche gli agghiaccianti show di Hamas della liberazione degli ostaggi dopo le inaccettabili esagerazioni di Israele nella Striscia e le surreali affermazioni e idee di Trump. In Ucraina si parla di pace, ma deve essere una pace giusta. La speranza c’è: nelle associazioni, che non hanno mai smesso di coltivare i sogni, ma ora lo fanno con uno spirito nuovo, fresco, giovane. È l’effetto di un vento che prima era come la brezza, ora soffia forte perché sta ritrovando la genuinità del dono. I giovani, tra i 14 e i 17 anni, attivi nei gruppi, erano il 4% nel 2021, ora sono circa il 7%; nelle associazioni erano l’1,5% tre anni fa, sono il doppio oggi. Qualcosa è cambiato. La speranza c’è.
Negli anni che verranno. Dice l’istat nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile: nel 2023 la speranza di vita è pari a 83,1 anni, in aumento rispetto al 2022 (82,3). Siamo tornati a prima del Covid!
È in crisi la movida: crescono le occasioni nelle bocciofile e nelle case. In molti stanno riscoprendo i valori che hanno fatto respirare le nostre case: correre poco, cercare ovunque spazi meno tesi e colmi di ansia, ritrovare le passioni, costruire umanità. Certo, restano le baby gang, lo spaccio, le paure e le proteste, il branco che picchia, lo spostato che uccide per un monopattino ma si coglie, a ben guardare, un respiro diverso da quello di tre anni fa.
Cresce la consapevolezza delle porte aperte: le imprese sociali che si occupano dell’inserimento di persone con disabilità stanno crescendo. Un esempio: l’albergo etico nato ad Asti ora conta quattro strutture e lavora per altre venti. Il meglio: un terzo degli italiani partecipa a iniziative di solidarietà, aderisce alle raccolte di fondi per gruppi non profit, per la Protezione civile, a favore degli ospedali.
Il meglio e il peggio e, nel mezzo, ci siamo noi. Ma se in tanti aggiungiamo vita ai giorni e non solo giorni alla vita, il ritorno della speranza lieviterà e, come il pane, avrà un nuovo sapore non solo a primavera.
Gian Mario Ricciardi
NP maggio 2025




