Il nuovo sogno americano

Pubblicato il 30-06-2025

di Michelangelo Dotta

Mai l’insediamento di un presidente americano aveva avuto un’esposizione mediatica così imponente e, seppur nella forma rituale e conosciuta del giuramento a mano alzata, nessuno è sfuggito alla tentazione di assistere a quel gesto in mondovisione, chi entusiasta, chi incredulo, chi drammaticamente disperato, ma tutti consapevoli che da quel momento non solo l’America ma il mondo intero sarebbe stato diverso. Drappeggiato come un imperatore romano affiancato dalla premier italiana alla sua destra e dal patron di Tesla alla sinistra, anche loro vestiti da antichi romani, Andrea Stroppa, il referente di Elon Musk in Italia, lo aveva postato su X a inizio gennaio, un fotomontaggio che ha più il sapore di una profezia piuttosto che una simpatica boutade. A tutti gli effetti, il sogno di un nuovo impero americano, è iniziato quel giorno, con quel gesto, con quello sguardo compiaciuto di sfida e quel dito indice minaccioso puntato verso un pubblico in visibilio e verso la telecamera a cui sembra voler ribadire senza indugi chi è al potere e che intenzioni ha.

Nella composizione dell’immagine tutto sembrava perfetto, cerimonia di investitura presidenziale secondo le regole, Trump con il braccio alzato che giura sulla Bibbia di Lincoln e su quella di famiglia regalatagli dalla madre nel 1955 davanti al giudice John Roberts, Melania alla sua sinistra che regge a mani unite i due sacri testi e l’intera famiglia alle sue spalle, ma un elemento si imponeva creando una frattura nella scena: il grande cappello a tesa larga blu con nastro avorio indossato dalla first lady. Una cesura netta nella geometrica dell’immagine che ridefinisce il ruolo di Melania in questa seconda avventura presidenziale; se durante il primo mandato si era autoesclusa evitando il più possibile di comparire a fianco del marito, ora si erge a figura centrale nella composizione della scena. Quasi immobile, mimica facciale ridotta al minimo, occhi celati dalla larga tesa, avvolta da un impeccabile e severo completo blu di Adam Lippes, fa da spartiacque tra Donald e il resto degli astanti quasi a simboleggiare una seconda e invisibile investitura, dopo di lui, ma prima di tutti gli altri, questa volta ci sarà lei, la nuova first lady in carica. Non più moglie ombra, ma neanche moglie complice e affettuosa a fianco di cotanto marito, moglie ben presente ma diafana e distante, la stessa distanza che ha imposto al presidente che inutilmente tentava di baciarla in mondovisione.

Ma se Melanija Knavs si impone nell’immagine per la sua postura statuaria e il suo look rigoroso, un’altra donna brilla e si fa notare per la sua assenza, è anche lei una ex first lady che, nella prima fila dei passati presidenti schierati con le rispettive consorti, ha scelto di non comparire, Barack Obama è solo e anche un po’ a disagio, Michelle, coerente alle sue idee, ha scelto di non esserci, scelta non facile nel nuovo ordine che si prospetta all’orizzonte… molto più facile cedere alle sirene del potere come la storia recente insegna.


Michelangelo Dotta
NP marzo 2025

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