Il miracolo di Chonae

Pubblicato il 14-04-2019

di chiara

Chiara Dal Corso - UOVA E COLORIdi Chiara Dal Corso - Stavolta andiamo sul monte Sinai, in Egitto, nel monastero di santa Caterina. Un antichissimo monastero ortodosso costruito inizialmente dall’imperatrice Elena, madre di Costantino e dedicato alla Vergine Maria. Fu successivamente ampliato con la costruzione della chiesa della Trasfigurazione da Giustiniano (a metà del VI secolo) e chiamato infine Monastero di santa Caterina (comprendente tutto il complesso) tra l’VIII e il IX secolo, dopo il ritrovamento del corpo della santa martire. Oggi vi si trovano oltre duemila icone, di produzione compresa tra il V e il XIX secolo, di cui moltissime sono veri e propri capolavori artistici.

Icona del miracolo di ChonaeL’icona qui riportata, del XI-XII secolo, di raffinatissima fattura, quasi miniaturistica, è un esempio di classicismo bizantino e raffigura un soggetto molto raro, il miracolo di Chonae. È molto raro perché non è un evento narrato nella Bibbia, ma si rifà alla tradizione cristiana dei primi secoli, narrata in almeno tre redazioni, di cui una "narratio" anonima del V-VII secolo. Si racconta che a Chonae, (detta anche “Iconio” negli Atti degli Apostoli, oggi Konya, Turchia) dopo la predicazione, gli apostoli Giovanni e Filippo annunciarono anche un prossimo miracolo da parte di san Michele Arcangelo, che successivamente avrebbe fatto scaturire dalla roccia una fonte di acqua termale e miracolosa. Intorno a questa fonte sarebbe sorto un santuario dedicato all’Arcangelo, luogo di accoglienza di moltissimi pellegrini. Alcuni abitanti pagani del luogo, presi dalla gelosia, avrebbero deviato il corso di due fiumi per allagarlo ma di nuovo l’intervento dell’Arcangelo avrebbe fatto defluire il corso dei due fiumi in un gorgo sotterraneo, salvando il santuario (il dettaglio raffigurato nell’icona).

Sebbene il fatto sia oggi considerato tradizione, quasi “leggenda”, in realtà il santuario di Chonae esisteva davvero ed era certamente già attivo nel IV secolo. Inoltre in quel periodo il culto di san Michele Arcangelo era estremamente diffuso, già dal III secolo, a Costantinopoli, in tante regioni dell’attuale Turchia, in Asia minore, sulle coste e le isole, in Grecia, in Puglia e in Egitto… Spesso gli erano dedicati santuari in prossimità di fonti termali, roccaforti e castelli, ed era invocato come principe di schiere angeliche, guaritore, liberatore, protettore delle acque curative, trasportatore di anime in Paradiso.

Chiara Dal Corso
UOVA E COLORI
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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