Il medico dei poveri

Pubblicato il 22-08-2025

di Annamaria Gobbato

José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919) aveva un sogno: diventare monaco. La sua fede profonda chiedeva di incarnarsi nel dono di sé a Dio. Liceale brillante, a soli diciotto anni si iscrive alla facoltà di medicina universitaria di Caracas. A ventiquattro si laurea a pieni voti. Ricercatore ricco di talento, viene inviato nientemeno che dal suo presidente a Parigi per la specializzazione.

Sono gli anni della Belle Epoque, la società attorno invita al divertimento spensierato, ma il nostro si immerge nel lavoro. Vuole sfruttare le sue doti a favore dei poveri, in attesa di entrare in monastero. Ma, scherzi della Provvidenza, nonostante i vari tentativi – effettuati in Italia tra un ritorno in patria, dove istituì le cattedre di Istologia normale e patologica e di Fisiologia sperimentale e Batteriologia, e l’altro – il suo desiderio non vedrà successo a causa della sua stessa salute delicata. Il suo arcivescovo infine lo convince: «Ponga la sua vocazione in un piatto della bilancia e le necessità del Venezuela nell’altro, bisognoso oggi più che mai di uomini di valore come lei. Dove vedrà inclinarsi la bilancia, riconosca la volontà di Dio e la segua».

E così continuerà a curare i malati – impegnandosi allo spasimo durante l’epidemia della Spagnola nel 1918, con 50 milioni di morti – fino alla fine. Muore un anno dopo, investito da un’auto dopo aver acquistato i farmaci per l’ennesima paziente povera.

 

Annamaria Gobbato
NP Aprile '25

 

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