Il Magnificat: l’aspetto "sociale"di Maria

Pubblicato il 06-10-2011

di Giuseppe Pollano

 

Solo Maria ci sa insegnare che cosa significhi davvero nel vissuto essere, rimanere, crescere nella vicinanza con Dio.

di Giuseppe Pollano

 

Nel Magnificat, l’aspetto mistico di Maria (cfr articolo pubblicato il 23 settembre 2007 ), esperienza che sembra così invisibile, nascosta, alta, invece immediatamente diventa storica. C’è un apparente contrasto tra la prima e la seconda parte del Magnificat, perché la prima è tutta in un dialogo che trascende, l’altra diventa un discorso che quasi assume un gergo politico, che entra nelle situazioni dell’umano. Invece ne è la più ripida conseguenza, perché quando si dice mistico si dice che Dio è in noi, ma anche che Dio è fra noi.
Pellegrine in preghiera a Medjugorie Quando siamo insieme in nome di Dio, alla sua presenza, lo percepiamo bene. Noi potremmo metterci a fare un’altra cosa, ma sarebbe diverso. Percepiamo che c’è in noi una comunione che è più grande di noi e ci unisce. I nostri rapporti interpersonali, in altre parole, sono fatti da Dio: è l’esperienza della comunità. La mistica non è soltanto la mia relazione con Dio. Se fosse solo questa sarebbe un errore. Quando Dio ci mette e ci tiene insieme, unisce i nostri cuori, ci fa sentire che siamo insieme molto al di là delle nostre attitudini, affinità elettive e simpatie, respiriamo insieme questo Dio che è con noi e tra noi, e allora si può davvero parlare di una mistica storica, di una mistica sociale, di una mistica politica, di una mistica economica perché tutti i rapporti tra noi uomini possono essere animati dall’amore; se non lo sono le relazioni interpersonali diventano drammatiche e molto presto disumane.
Ecco perché Maria, senza scendere affatto dal suo essere misticamente in Dio, dà uno sguardo così realistico e severo alla storia come è. Infatti il passaggio è immediato: dice “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” e subito “la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”. Come a dire che attraverso me e il mio Cristo Dio non ha sollevato me, ma solleva il mondo, perché vuole che tutta l’umanità sia pervasa dalla sua verità e del suo amore. Lo sguardo di Maria cade su una umanità che purtroppo, invece, è lacerata da rapporti interpersonali profondamente corrotti. E non sta zitta.
Dio spiega la potenza del suo braccio e allora:
i superbi sono dispersi
Il termine greco è quello del seminatore che butta via il seme, quindi ‘polverizzati’ nei loro progetti. Nella nostra vita abbiamo visto l’ascesa, la discesa e la fine di tanti superbi, e accade sempre così nel piccolo e nel grande. Maria lo dice in modo chiaro ai superbi di ogni tempo che Dio li polverizzerà. Questo discorso passa a noi, ne diventiamo noi i portatori e i profeti, quindi la storia diventa per noi un grande impegno.
ha rovesciato i potenti dai troni
La logica del mondo è che alcuni sono potenti e molti altri no, che i potenti strapazzano gli altri che per questo ne soffrono e rimangono infelici. Pensiamo ad una famiglia dove uno è prepotente e gli altri lo devono subire dal mattino alla sera. La vita è questa. Ebbene, grandi o piccoli, noti o ignoti, i potenti nel piano di Dio stanno per essere rovesciati: non dimentichiamo mai che Dio ha a disposizione un giudizio ed una eternità, non un piccolo pezzo di storia.

ha innalzato gli umili
Ricordiamo il vangelo (Mt 23,12: chi si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato). È come Dio regola la vita di ciascuno di noi, e ringraziamo Dio se ci corregge subito, magari con una umiliazione.

ha rimandato a mani vuote i ricchi
Il vangelo ci ricorda (Mt 13,12; Mc 4,25; Lc 19,26) che sarà tolto a quelli che non hanno anche quello che credevano di avere. Il ricco è un vuoto totale, un completo nullatenente davanti a Dio, un disperato anche.
Madonna di Loreto
La reazione di Maria nei confronti della storia umana significa che, pur essendo felice di Dio, nello stesso tempo è infelice per come va avanti la storia, e allora reagisce accettando Cristo; e quando Cristo è sulla croce sarà d’accordo con Lui, non gli dirà di scendere, ma, nel suo cuore, pur con tutto lo strazio, di rimanervi.
Il profondo dissenso di Maria rivela una donna fortissima, di grande personalità ed energia, che affronta l’intera storia umana buttandovi la Parola di Dio. Essendo nostra madre questa maniera di vivere passa a noi. In altri termini noi non siamo qui ad ascoltare un cantico e neanche ad ammirare l’icona di Maria: ci prendiamo l’incarico, col nostro modo di vivere, di stare dalla parte di Dio.
E allora, oltre a chiedere a Dio di essere entusiasti di Lui e di ammirare con gioia Gesù, chiediamo a Dio di essere anche operatori di questo rovesciamento sociale.
Tutti i “verbi” di Dio che ritroviamo nel Magnificat sono in genere volti ad un futuro, ma non dobbiamo pensare che questo accadrà ad un certo punto con un magnifico miracolo di cui saremo spettatori. La storia è già salvata. Chi in realtà polverizza i superbi, rovescia i potenti, rimanda vuoti i ricchi? I coraggiosi operatori del Vangelo e i coraggiosi operatori di quello che in questo mondo si chiama giustizia, equità, verità e amore generoso.
Madonna della Madia, Monopoli (BA)
La storia è piena di santi che hanno fatto questo. Prima di tutto mettendosi in condizione di grande libertà: entusiasti del Signore, non avevano cose che li trattenevano, e perciò erano liberi di compiere tutte queste azioni. La storia del cattolicesimo, per esempio, è piena di santi che hanno affrontato i potenti non da potenti, come ha fatto Gesù. Emblematica la sua risposta a Pilato in Gv 18,36: Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù.
La nostra libertà è tale da darci il coraggio di rinfacciare l’arroganza e la superbia? Le affrontiamo, come Gesù, con la mitezza? Anche qui è emblematico l’atteggiamento di Gesù raccontato in Gv 18,22-23: Una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».
La superbia, tanta o poca, si incontra sempre durante la giornata. Come mi sono comportato? Forse non ne sono stato complice, ma testimone muto e impaurito forse sì.
Il nostro impegno allora è fare in modo che qualche umile sia innalzato, che qualche ricco se ne vada a mani vuote, che qualche affamato sia ricolmato di beni. Questo non però una tantum, perché deve diventare uno stile di vita.
L’egoismo ci porta a pensare di aver sempre già fatto troppo per gli altri, invece c’è uno sterminato campo di impegno quotidiano vicino a noi e nel mondo. Il nostro compito è non lasciare persone nell’iniquità.
Solo la preghiera ci aiuta ad assumere pienamente questo stile di vita, a vivere la mistica sociale.
Quando si inizia a servire, si finisce spesso per cantare; viceversa si finisce spesso di avere un cuore un po’ deluso e un po’ vuoto. La maniera migliore è proprio questa. È importante tornare qualche volta su questo canto di Maria, lasciando che ci prenda, non per recitarlo, ma per meditarlo, per avvicinarvi nel modo giusto a Gesù con Maria. Parole come quelle del Magnificat noi non oseremmo dirle a tutti, e neanche i rivoluzionari spinti hanno espresso con così poche parole un programma storico tanto sconvolgente.

da un incontro di mons. Giuseppe Pollano al Sermig
deregistrazione non rivista dall’autore

2-fine


Prima parte:
Il Magnificat: l’aspetto mistico di Maria

Vedi il dossier:
Mons. Giuseppe Pollano - riflessioni inedite per la Fraternità del Sermig

 

 

 

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