Il fiammifero nel pagliaio

Pubblicato il 31-07-2026

di Claudio Monge

Guerra in Medio Oriente, il ruolo della Turchia e questione curda. Una miscela esplosiva che l’Europa non riesce ad affrontare

IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE È STATO FIN DALL’INIZIO UN FIAMMIFERO GETTATO IN UN PAGLIAIO. L’escalation contro l’Iran non è che un ennesimo focolaio. Stati Uniti e Israele, i due aggressori unilaterali, perseguono ormai obiettivi palesemente divergenti, mentre intorno cresce una tensione alimentata da conflitti regionali in qualche modo risvegliati e aggravati.
In Occidente, però, si tende a ignorare tutto questo, riducendo una crisi che regionale non è a un astruso videogioco, dove sangue e vittime sembrano evaporare nella virtualità apparente degli eventi.
Vista dalla Turchia, la crisi si legge attraverso il prisma della questione curda, che ha plasmato la traiettoria politica e securitaria della Repubblica sin dalla sua fondazione nel 1923. Ne abbiamo più volte parlato in questa rubrica. Decenni di politiche assimilazioniste e di sfiducia tra lo Stato e la popolazione curda hanno caratterizzato gran parte della storia repubblicana, in un’alternanza di violenza e tregue.

NEGLI ULTIMI ANNI, tuttavia, sviluppi da entrambe le parti hanno ravvivato la possibilità di un rinnovato dialogo. La nuova fase emersa tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, con la fine formale della lotta armata del pkk, non ha ancora però fatto emergere un chiaro quadro giuridico che governi il reinserimento curdo nella dinamica repubblicana turca.
Certo, il Parlamento ha istituito la Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia, con il mandato di consultare la società civile e proporre passi verso la riforma politica. La retorica ufficiale ha inquadrato questo come parte di uno sforzo più ampio per raggiungere l’unità nazionale. Il processo si svolge però in un ambiente in cui l’autorità politica è altamente centralizzata e strettamente legata al presidente Erdoğan e al suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (akp). Analisti hanno notato che elementi dell’iniziativa rischiano di servire obiettivi politici a breve termine, come ottenere sostegno parlamentare per emendamenti costituzionali, piuttosto che riforme istituzionali a lungo termine.
E la complessità cresce quando si considerano i fattori regionali.

IN SIRIA, ANKARA CONTINUA A VEDERE L’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA a guida curda e la sua componente militare, le Forze Democratiche Siriane (sdf), come estensioni del pkk; in Iraq, le operazioni in corso della Turchia contro le basi del pkk continuano a generare attriti, mentre il Governo Regionale del Kurdistan (krg) deve bilanciare le divisioni interne con la necessità di preservare relazioni funzionali con Ankara. Nel frattempo, l’Iran che ha sempre percepito qualsiasi guadagno politico per i curdi, sia in Iraq, Siria o Turchia, come potenzialmente destabilizzante per le proprie regioni curde, si trova nelle ultime settimane sconvolto dall’attacco congiunto israelo-americano, che, con il venir meno dell’unità di intenti tra Trump e Netanyahu, aumenta esponenzialmente il rischio di escalation incontrollabili regionali e di instabilità diffusa.

A QUESTO QUADRO, GIÀ DI PER SÉ INQUIETANTE, concorre l’inconsistenza politica dell’ue, che avrebbe interessi diretti in una risoluzione stabile del conflitto curdo-turco: dalla sicurezza sud Mediterranea (la Turchia è membro della nato) alla gestione dei flussi migratori. L’attuale incendio medio-orientale, che si somma alla guerra aperta tra Pakistan e Afghanistan, della quale nessuno parla, ha ulteriormente aumentato i flussi migratori della disperazione, che passano in gran parte proprio dalla Turchia. La politica europea dovrebbe includere strumenti mirati in materia di migrazione e aiuti umanitari allineati con obiettivi più ampi fondati su un impegno per i diritti umani, la protezione delle minoranze e la governance inclusiva.
Il condizionale è, purtroppo, l’unica forma verbale utilizzabile nel presente ue: mentre il Medio Oriente brucia, l’Europa guarda altrove, dimenticando che le fiamme, prima o poi, incendieranno anche casa sua.
 

Claudio Monge
NP aprile 2026

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