Il fascino del... ‘se’
Pubblicato il 26-06-2026
SE CLEOPATRA AVESSE AVUTO UN NASO MENO IMPORTANTE e non avesse irretito con la sua bellezza gli uomini più potenti dell’epoca... Se Lenin non fosse morto così presto, lasciando la rivoluzione bolscevica in balia di una feroce lotta per la successione in cui prevalse Stalin… Se l’attentato del 1944 avesse ucciso Hitler o, semplicemente, se qualche decennio prima lo avessero ammesso all’Accademia delle Belle Arti… Se Alessandro Magno non fosse morto giovane e se l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria non fosse morto così vecchio…
IL GIOCO IN CUI CI STIAMO AVVENTURANDO SI CHIAMA “STORIA CONTROFATTUALE” e può essere definito come una versione ucronica della realtà. L’ucronia è un genere letterario che propone visioni alternative del passato, del presente e del futuro. Una serie Amazon molto interessante, intitolata L’uomo nell’alto castello (ispirata a un visionario romanzo di P.K. Dick), immagina ad esempio gli Stati Uniti sconfitti nella Seconda guerra mondiale. La storia è ambientata negli anni Sessanta, dopo che nel 1945 l'esplosione di ordigni nucleari aveva distrutto diverse città americane conducendo gli usa alla resa. Il territorio statunitense appare diviso tra la costa orientale, in mano ai nazisti (che nel frattempo hanno prosciugato il Mediterraneo), e quella del Pacifico, controllata dai giapponesi.
TUTTO CIÒ È MOLTO DIVERTENTE, come ci ricorda il grande storico britannico Edward Carr, perché «è sempre possibile baloccarsi con la storia fatta con i “se”». Nella quarta delle sue Sei lezioni sulla storia, Carr approfondisce questa tematica affrontando l’intricato rapporto tra causalità e casualità, partendo proprio dal famoso "naso di Cleopatra" per indagare il peso degli eventi accidentali nel corso del tempo.
SECONDO CARR, TUTTAVIA, LA STORIA CON I "SE" È POCO SERIA: essa è fatta soprattutto di grandi processi strutturali — sociali, economici e politici — in cui il peso del singolo individuo, pur rilevante, va collocato all'interno di contesti più ampi.
Le decisioni individuali si inseriscono in innumerevoli dinamiche che spesso sfuggono alla capacità d'azione e di comprensione dei singoli. Di conseguenza, pretendere di prevedere cambiamenti epocali basandosi solo sull'elezione di un leader o di un altro è un approccio irrazionale.
LA RIFLESSIONE DI CARR SI È SVILUPPATA IN APERTA POLEMICA CON IL FILOSOFO KARL POPPER, il quale rifuggiva ogni forma di determinismo e ribadiva con forza che «nelle azioni umane tutto è possibile», invitando a non trascurare mai gli eventi accidentali o le scelte dei singoli.
IN UN’EPOCA IN CUI LA STORIA È SPESSO IMPIEGATA COME ARMA per colpire gli avversari, fatta oggetto di revisionismi poco critici o trasformata in un racconto indipendente dai fatti, giova riprendere in mano riflessioni, anche contrastanti, che ci invitino al rigore e alla razionalità. Poi… si può tifare per Carr o scegliere Popper. Sempre però cum grano salis.
Renato Bonomo
NP marzo 2026




