Il cambiamento possibile

Pubblicato il 21-06-2025

di Chiara Genisio

Nonostante la situazione delle carceri italiane appaia compromessa, si possono scorgere importanti segnali di speranza.
Ogni giorno migliaia di volontari entrano nei penitenziari in tutta Italia. In silenzio cercano di dare corpo a quello che declina l’art. 27 della Costituzione, «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Senza tralasciare tutti gli altri articoli della nostra carta costituzionale, perché come sottolinea il costituzionalista Gian Maria Flick, già presidente della Corte costituzionale: «Da un lato, vi è il diritto (e il dovere) a un percorso rieducativo, assicurato dall’art. 27. Da un altro lato, vi sono i diritti fondamentali – all’identità, all’integrità psicofisica, alla scelta religiosa, al lavoro, all’istruzione, alla salute, alla socialità e alla relazione e così via – riconosciuti da altre norme della Costituzione, che sono patrimonio di tutti gli esseri umani, anche (vorrei dire, forse, soprattutto) quando sono detenuti». Ma in troppi si dimenticano che dietro le mura di un carcere vivono uomini e donne a cui questi diritti non sono garantiti, in alcuni casi neppure lontanamente.

Una voce autorevole che racconta la situazione odierna è quella di suor Nicoletta Vessoni, responsabile nazionale della pastorale carceraria delle consacrate, una rete capillare di circa 250 donne, che operano negli istituti penitenziari in Italia. Dal suo osservatorio (ha operato in vari istituti nel Paese e da undici anni è volontaria nel complesso Ugo Caridi di Catanzaro) denuncia una situazione insostenibile nelle celle «nel nome della sicurezza si sacrificano le attività educative». E ancora: «Non parliamo poi – spiega la religiosa delle Suore delle Poverelle di Bergamo – della realtà sanitaria che è gravemente compromessa. La mancanza di opportunità lavorative all’interno degli istituti mette tutti in grande affanno. Il rallentamento dell’applicazione di misure alternative ingolfa e pone in grosse difficoltà la vita all’interno dei penitenziari». Per l’anno giubilare papa Francesco ha chiesto ai governi di tutto il mondo di prevedere forme di amnistia o condoni di pena per i detenuti. Il governo italiano, attraverso le parole della premier Giorgia Meloni, ha respinto l’invito rilanciando l’annuncio di voler costruire nuove carceri per sopperire al sovraffollamento che ha sfondato quota 140%.

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno ha voluto sottolineare la drammatica situazione degli istituti penitenziari. Il giorno successivo il cardinale Matteo Zuppi, presidente della cei, lo ha ringraziato per questa sottolineatura e ha rimarcato: «Osservare la Costituzione è un dovere, il sistema penitenziario va ripensato radicalmente».

Intanto giorno dopo giorno in carcere si continua a morire.
Un’emergenza che è talmente emergenza da non fare più rumore.
Ora provano a scendere in campo compatti i garanti dei detenuti, un tramite tra chi vive l'esperienza del carcere e la società civile, con l’obiettivo di promuove iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva.
Chiedono al governo «l’approvazione urgente di misure deflattive del sovraffollamento per chi deve scontare meno di un anno di carcere, l’accesso alle misure alternative per quei 19mila detenuti che stanno scontando una pena o residuo di pena inferiore ai tre anni. Occorre da subito – sottolineano – aumentare le telefonate e le videochiamate, soprattutto in casi specifici, perché questo rappresenta un ulteriore modo per tutelare l'intimità degli affetti dei detenuti. Inoltre, occorre che la magistratura di sorveglianza si impegni ad aumentare i giorni di permesso premio per i ristretti». Nonostante le difficoltà, alcune iniziative dimostrano che investire nella formazione e nel lavoro in carcere porta risultati concreti vedi box in alto .

Le esperienze positive dimostrano che il cambiamento è possibile.
Ora serve la volontà politica di trasformare questi modelli virtuosi in una realtà diffusa, restituendo dignità ai detenuti e rendendo la società tutta più giusta.


FORMAZIONE E LAVORO IN CARCERE
Attualmente, i detenuti nelle carceri italiane sono circa 61.916, a fronte di una capienza regolamentare di 51.300 posti e una disponibilità effettiva di circa 47mila. Ciò significa che quasi 15mila persone vivono in condizioni inadeguate, in celle sovraffollate e spesso fatiscenti. Nonostante tutte queste difficoltà, alcune esperienze dimostrano che investire nella formazione e nel lavoro in carcere porta risultati concreti. Un esempio emblematico è il Polo Universitario del carcere di Torino, che offre ai detenuti la possibilità di conseguire una laurea. Secondo Maria Teresa Pichetto, anima del progetto, la recidiva tra i detenuti che hanno completato gli studi universitari è prossima allo zero. Un dato che conferma quanto l’istruzione possa rappresentare un’alternativa reale alla criminalità. Studiare non solo fornisce competenze utili per il futuro, ma aiuta a sviluppare una nuova consapevolezza di sé e delle proprie possibilità. Accanto alla formazione, un altro elemento fondamentale per il reinserimento sociale è il lavoro. Attualmente, però, solo una piccola percentuale di detenuti ha accesso a un’occupazione all’interno degli istituti. La mancanza di opportunità lavorative non solo rende più difficile la riabilitazione, ma aggrava il disagio psicologico e sociale dei reclusi. Negli ultimi anni crescono, ma ancora troppo lentamente; iniziative che stanno cercando di invertire questa tendenza. Tra le più note, il laboratorio di pasticceria della casa circondariale di Padova, che impiega detenuti nella produzione di dolci destinati alla vendita esterna. Un’esperienza simile è quella del birrificio artigianale nel carcere di Saluzzo, dove i detenuti apprendono il mestiere di birraio e hanno una reale possibilità di reinserimento lavorativo una volta scontata la pena.
 

Chiara Genisio
Focus
NP marzo 2025

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