Il ballo delle (in)certezze
Pubblicato il 08-11-2025
Ecco perché è stupido sentirsi troppo al sicuro
La natura umana è tante cose: limiti e potenzialità, tinte nette e sfumature, guizzi di ingegno ma anche stupidità.
Tra queste, la più grande è l’ostinazione di chi continua a vivere nel fortino delle proprie certezze. Sia chiaro, il problema non è avere punti fermi, che siano valori, convinzioni o persone. Ma dare tutto per scontato, pensare che basti una certezza a definire strade, posizioni di rendita, prospettive.
Non è così! La storia e le nostre singole storie ce lo dimostrano.
Le certezze oggi ballano e spesso la loro danza è macabra.
Balla la certezza del diritto, la sensibilità maturata dopo la seconda guerra mondiale che aveva fatto credere all’umanità in una bella lista di “mai più”: mai più crimini contro l’umanità, mai più genocidi, mai più bombardamenti indiscriminati su aree urbane, mai più guerre di conquista tra Stati sovrani.
Principi rimessi in discussione alla velocità della luce, in barba a ogni forma di progresso.
Balla la certezza delle idee che sapevano dare forma al mondo, sistemi di valore che al netto di limiti ed errori offrivano cause per cui spendersi e impegnarsi.
Slanci persi per strada nella società dei consumi, nell’individualismo, in una cultura che mette al centro solo la realizzazione di sé.
Balla la certezza della fraternità, quel codice di pratiche e ideali che rendeva nobile in una società la lotta contro il proprio egoismo, contro il razzismo, la paura del diverso, la rabbia verso i poveri. Per tanti, atteggiamenti da libro Cuore o da anime di belle speranze.
Balla la certezza del progresso e della fiducia nella scienza, del rispetto che si deve a chi ne sa di più. Con facilità disarmante, non è più un problema accreditare visioni antiscientifiche, screditare i vaccini, a volte gli stessi percorsi di cura.
Balla la certezza del sentirsi invincibili, a posto, sicuri nel proprio sistema di valori che molto spesso “aggiustano” paure e nodi irrisolti. Basta una fragilità, una consapevolezza nuova, una incoerenza per azzerare tutto.
Balla la certezza di Dio, di chi lo dava come riferimento naturale di popoli e società. Il Dio trionfante che dà risposte a ogni domanda, una chiave per ogni inquietudine, una soluzione a ogni problema. Basta guardarsi attorno per capire che questa non è la vera immagine di Dio.
In uno scenario così che cosa resta? Cosa si salva nella trama intricata e contradditoria della vita? Una certezza c’è! È la certezza della speranza che viene prima di tutto. Piccola, fragile, umile, eppure potente.
Una certezza che si allarga solo quando viene comunicata e condivisa, che fa vedere capitoli nuovi davanti alla parola "fine", che risolleva nei momenti difficili, facendo riscoprire l'impegno che nasce da un senso ritrovato. L’unica in grado di rianimare tante certezze “ballerine” che altrimenti andrebbero perse per sempre.
Matteo Spicuglia
NP agosto/settembre 2025




