I talloni di Achille

Pubblicato il 24-02-2026

di Edoardo Greppi

l 24 ottobre scorso le Nazioni Unite hanno compiuto 80 anni. Questo significativo compleanno è stato celebrato piuttosto in sordina. L’argomento suscita indifferenza, e addirittura imbarazzo. Da molte parti, infatti, si levano voci che descrivono impietosamente l’onu come un’istituzione fallita, irrilevante se non inutile.

La guerra di aggressione scatenata il 24 febbraio 2022 dall’autocrate del Cremlino e la tragedia che si consuma in Palestina dal 7 ottobre 2023 hanno contribuito a far constatare che in due conflitti sui quali l’organizzazione avrebbe competenza e poteri di azione essa non abbia invece “toccato palla”. Di qui da molte parti la conclusione dell’inutilità, dell’irrilevanza dell’ONU.

Ottant’anni fa, alla conferenza di San Francisco, 50 Stati (cui si è aggiunta in corsa la Polonia), dichiarandosi «decisi a risparmiare alle future generazioni (cioè a noi, ndr) il flagello della guerra che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità», hanno scelto di dar vita a un’organizzazione internazionale che assicurasse pace e sicurezza nelle relazioni internazionali. Si è trattato di un progetto nobile e ambizioso, la cui colonna portante era un generale divieto dell’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica degli Stati. Questo era temperato dal riconoscimento del “diritto naturale” alla legittima difesa contro un attacco armato e, soprattutto, dalla predisposizione di un “sistema di sicurezza collettiva”, incentrato su un Consiglio di sicurezza dotato di poteri di decisione e di azione. Si trattava, insomma, di istituire una forma di monopolio internazionale dell’uso della forza legittima. Ad alcune potenze (Stati Uniti, URSS poi Russia, Cina, Regno Unito e Francia) si attribuiva un peso particolare, dotandole di un “diritto di veto”. I cinque venivano a costituire una sorta di “direttorio” della politica internazionale. Ma un direttorio funziona soltanto se i “direttori” vanno d’accordo. E qui si è presto manifestato il tallone di Achille dell’ONU. Già poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale è iniziata la Guerra fredda, seguita dal tracollo dell’urss e dei regimi satelliti. La Cina nazionalista è stata sostituita da quella popolare. Numerosi conflitti regionali hanno insanguinato i decenni successivi alla fine di quella guerra che avrebbe dovuto porre termine a tutte le guerre. usa, Russia, Cina a Regno Unito (la Francia non contava e non conta) non sono riusciti a incarnare quel “carabiniere” del mondo che avrebbe dovuto garantire pace, sicurezza, rispetto del diritto. Durante la Guerra fredda, un “equilibrio del terrore” (figlio dell’era nucleare) ha sostituito l’ottocentesco “equilibrio delle potenze”, ma non ha impedito sanguinose guerre regionali.

Il 24 ottobre 1984, il professor Norberto Bobbio tenne una bellissima conferenza alla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), dal titolo Nazioni Unite: bilancio critico di un quarantennio. Notava il grande filosofo del diritto e della politica: «Oggi, a quarant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, saremmo nelle migliori condizioni per scrivere un libro dal titolo Il mondo senza pace. Via via che la comunità internazionale è diventata sempre più universale sino ad abbracciare tutti i popoli della terra, è diventata anche più universale la mancanza di sicurezza».

Sono passati altri 40 anni, e ormai ottantenne l’ONU mostra tutte le rughe della vecchiaia. La composizione del Consiglio di sicurezza rispecchia il mondo del 1945. Tutti i tentativi di riforma si schiantano contro il macigno dell’obbligo dell’unanimità dei cinque membri permanenti. Essi, ovviamente, non hanno alcun interesse a rinunciare alla loro posizione di potere esclusivo. Questi otto decenni hanno dimostrato l’impossibilità di azioni efficaci nei casi in cui sia in gioco un interesse di una potenza, direttamente (Russia) o indirettamente (USA per Israele). I “grandi” ignorano sempre più spesso il diritto internazionale, e tornano a ricorrere alla forza armata. La guerra, da essere vietata, è tornata possibile. Russia e usa, potenze nucleari, usano o minacciano di usare la forza. La Cina, seconda potenza del pianeta, guarda e si prepara a sferrare l’attacco a Taiwan. L’Unione europea, sempre meno “unione”, ostaggio di diversi governi “sovranisti”, è incapace di assumere il ruolo che avevano sognato i padri fondatori, e assiste impotente al gioco dei tre più grandi (per non dire delle ambiziose potenze regionali, quali Israele, Turchia, Iran, India…). E allora? L’onu è davvero inutile, irrilevante? L’odio, che sembra essere il veleno delle relazioni tra Stati, non trova nell’onu un antidoto efficace?

Lo scorso 11 novembre, a Vienna, il presidente Mattarella ha ammonito: «Il quadro geopolitico che abbiamo di fronte, dalla perdurante guerra di aggressione russa all’Ucraina, alla crisi in Medio Oriente, all’instabilità in diverse aree del continente africano, spesso associata a drammatiche crisi umanitarie, richiede con tutta evidenza un sostegno attivo dell’onu, non certamente il suo smantellamento. […] Non esistono alternative al multilateralismo, a meno che non si ritenga di imboccare la strada dei conflitti permanenti, con un ritorno a una visione primitiva dei rapporti fra i popoli, i cui esiti sono storicamente e drammaticamente ben noti».

Una cosa sembra certa. Un mondo senza l’onu sarebbe in condizioni peggiori. Il Palazzo di vetro resta la sede di una tenace e paziente diplomazia multilaterale, dove i governi si incontrano e si parlano. Come aveva efficacemente affermato Dag Hammarskjöld, l’unico segretario generale ad aver dato la vita in servizio, «l’ONU non è stata creata per dare il paradiso all’umanità, ma per salvarla dall’inferno». Ed è ancora lì per tentare di farlo.


Edoardo Greppi
NP dicembre 2025

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