I "frutti" della guerra
Pubblicato il 07-03-2026
Con l'invasione russa dell'Ucraina, la guerra si è riaffacciata con forza nel cuore dell’Europa e ha cambiato il nostro modo di pensare. Il «mai più guerra» che aveva riecheggiato con la nascita della Nazioni Unite e che aveva ispirato l'Occidente ha perso forza. Ci siamo illusi di essere immuni dai conflitti, dimenticando le guerre spesso trascurate del resto del mondo. Poi è toccato a noi e allora tutto è diventato più evidente. Ciò che prima sembrava superato per sempre ritorna e oggi parlare di guerra non è più un tabù. Basta ascoltare le dichiarazioni dei ministri dei vari governi europei e mondiali o leggere gli annunci di lavoro di molte industrie per capire che l’aria è cambiata.
A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, siamo ancora capaci di riconoscere i frutti della guerra?
O il tempo passato e i conflitti troppo lontani da noi hanno annacquato gli effetti e le conseguenze di un conflitto?
In questo numero proveremo a dare alcune risposte.
Introdotti dallo scatto e dalla riflessione di Roberto Cristaudo, vogliamo fare i conti in tasca ai conflitti attraverso la lucida analisi di Pierluigi Conzo, professore di Economia all’Università di Torino, che ci mostra il prezzo salato della guerra.
Il vescovo di Homs, padre Jacques Mourad, ci permette di tornare sulla pesantissima eredità della guerra civile siriana e sull’importante ruolo dei cristiani in un territorio devastato.
E ancora, grazie ad Alberto Chiara conosceremo come delle ferite terribili possono dare vita a segni di speranza e di riconciliazione possibile.
Davvero i piccoli possono fare cose grandi e mostrare la via.
Infine, Monica Canalis offre una visione della politica come antidoto alla guerra se è capace di operare per il bene comune, comporre e mediare tra le diverse opinioni, andare oltre alle polarizzazioni e alla demonizzazione dell’avversario.
A cura della redazione NP
Focus
NP dicembre 2025




