I bunker
Pubblicato il 15-01-2026
Camminavo in montagna e improvvisamente si apre davanti a me una vallata pazzesca. Stupenda. Subito una cosa attrae la mia attenzione: sul dorso della cresta davanti a me ci sono due bunker dell’ultima guerra. Resti del vallo alpino del littorio voluto da Mussolini in vista della Seconda guerra mondiale. Perché la prima non c’era bastata.
Da sempre subisco il fascino delle strutture abbandonate e, anche se un po’ stanco, decido di proseguire immediatamente verso quelle due fortificazioni. Sono ancora circondate da filo spinato arrugginito. Mentre cammino, trovo sotto una roccia una scatola di sardine arrugginita sicuramente risalente all’epoca, poco più avanti la scheggia di una bomba. Ancora pochi metri e mi trovo davanti all’ingresso del bunker. Sono emozionato come un bambino, entro in silenzio e mi viene istintivo farmi il segno della croce. Cammino lungo un tunnel molto basso e, improvvisamente, mi ritrovo davanti a una piccola finestrella davanti a un ripiano in pietra dove un tempo era posizionato un mitra, probabilmente un Carcano m91. Guardo dalla finestra e quello che vedo mi pare surreale. Di fronte a me la punta di Rocca la Meja in tutto il suo splendore.
Mi ritrovo immediatamente catapultato durante la Seconda guerra mondiale. E non posso non pensare a che emozioni possa aver vissuto un uomo con un mitra in mano davanti a una piccolissima finestra che si affaccia sul paradiso… Un uomo che si ritrova nel posto più bello del mondo chiuso in un bunker al freddo ad aspettare un nemico che presto arriverà. In uno strano modo, vengo come posseduto da quel soldato di guardia. E non posso far altro che pensare a una frase di mio nonno: «Che bello il mondo, che schifo la guerra!»
Andrea Gotico
NP novembre 2025




