Gli occhi di don Giulio

Pubblicato il 03-11-2025

di Annamaria Gobbato

«Come si costruisce l’uomo intero? Incorporandolo nella storia di un popolo, dandogli la famiglia, l’officina, la scuola, la chiesa… Ecco, don Facibeni fece tutto questo a riguardo dei giovani». Giorgio La Pira ricorda Giulio Facibeni, l’amico prete nato tra Romagna e Toscana, fondatore nel 1923 dell’Opera Madonnina del Grappa in appoggio ai bambini orfani del primo dopoguerra.

Tale “costruzione” permea tutta la sua vita: scuole serali parrocchiali, circoli per universitari cattolici; animazione pastorale nel quartiere operaio di Rifredi (FI) – dove le tensioni sociali sono all’ordine del giorno, mense per poveri sono i “mattoni” che impiega. Tra il malcontento dei politici locali in odore di fascismo, allo scoppio della Grande guerra si dedica al sostegno dei soldati al fronte e alle loro famiglie, compreso un nido gratuito per i figli dei richiamati.

Chiamato alle armi come cappellano della Sanità nel 1916, è destinato al fronte dell’Isonzo e poi del Grappa, dove è posta una Madonnina, collocata lassù nel 1901. Proprio alla Vergine dedicherà il futuro orfanotrofio che nel 1949 ospiterà fino a 1.200 bambini, «l’Opera non chiederà a nessuno una retta e avrà lo scopo di avviare i ragazzi a un mestiere». E la Provvidenza interverrà puntuale… Muore il 2 giugno 1958, papa Francesco lo dichiara venerabile nel dicembre 2019. «Dopo aver visto gli occhi di don Giulio Facibeni, non si può dubitare dell’esistenza di Dio», affermò poi il grande pittore Pietro Annigoni.


Annamaria Gobbato
NP giugno / luglio 2025

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