Gli equilibri di Mirafiori

Pubblicato il 07-10-2025

di Fabrizio Floris

Se si osserva la porta due dello stabilimento di mirafiori dal parcheggio di corso Agnelli non si può fare a meno di pensare al vuoto oltre la siepe per parafrasare Harper Lee. È una sorta di deserto che dà forma al quartiere a cui si contrappone e alla vita delle persone che hanno provato ad abitarlo. Carlo ha 52 anni, due figli, è qui da una vita, ma gli ultimi 15 anni li vissuti tra cassa integrazione, lavoretti e disoccupazione.

Racconta che «quando arriva il primo maggio cerco di stare lontano dal balcone, ho paura che la frustrazione si trasformi in un gesto improvviso […]. Il primo maggio – continua Carlo – è stato un giorno di festa per molti italiani che ricordano un aspetto fondante della Repubblica fondata sul lavoro, ma per quelli che un lavoro non ce l’hanno è un giorno di sofferenza». E non solo per loro, ma per «tutti quelli che vivono tra il lavoro e il nonlavoro, nella nebulosa di situazioni instabili che stanno sopra la miseria, ma sotto la serenità». Il fatto, prosegue Carlo, che «la disoccupazione ti invecchia, smarrisci il senso. Vivi solo dei cinque sensi, non c’è altro, non c’è oltre. Evito anche gli amici per non essere quello che porta sempre lamentele. L’aspetto peggiore della disoccupazione è la solitudine. L’isolamento ti porta a puntare tutto su te stesso, sulle tue capacità, sulla tua audacia che il tempo piano piano indebolisce e alla fine non ti resta niente. Non hai più voglia. Al mattino ti alzi come gli animali, solo per istinto. Per istinto esci, ma nulla ti interessa. La disoccupazione ti corrode il carattere, ti porta a tirarti sempre indietro [...]».

Come scriveva Miguel Benasayag «ciascuno di noi è chiamato a diventare l’imprenditore della propria vita: autonomo, performante, dinamico, e, non dimentichiamolo... felice! Se state male, siete disoccupati, malati, deboli, non avete che da prendervela con voi stessi, è colpa vostra. Tristezza e debolezza sono diventati veri e propri difetti, “segni” del fatto che amministriamo male la nostra impresa (leggi: la nostra povera persona)». A cinquant’anni sei lento, più gli anni passano, più smarrisci le certezze […]. «Quando sei disoccupato, prosegue Carlo, ti stanchi anche a non fare niente. Hai tanto tempo, ma è come se fossi sempre di corsa. È l’ansia interiore che ti fa sentire così. Uno, due, tre respira, inspira butta via l’ansia e il lavoro arriverà pensi. Passano le ore, passano i giorni, poi i mesi che alla fine diventano anni. Sono per me tempi difficili, eppure so che come un camaleonte per conoscere il mio vero colore devo posarmi nel vuoto, ma dovrò farlo senza cadere».

L'equilibrismo a Mirafiori è un dovere, il vuoto una legge, espressioni e respiro della gioia di chi non vuole solo sopravvivere alla tempesta, ma danzare oltre la siepe.


Fabrizio Floris
NP giugno/luglio 2025

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