Giovani serbi crescono

Pubblicato il 07-08-2025

di Chiara Vitali

I giovani scendono in strada a migliaia, in modo pacifico, chiedendo la fine della corruzione. Sono gli studenti serbi, che stanno guidando il loro Paese in un momento storico. Le enormi proteste che attraversano Belgrado e le altre città hanno avuto un evento scatenante: il 1° novembre, una pensilina della stazione di Novi Sad (Nord della Serbia) è crollata, uccidendo 15 persone, tra cui anche alcuni bambini. Quella struttura era appena stata ristrutturata. L’incidente è stato visto come «l’ennesimo risultato della corruzione dilagante». Come una goccia che ha fatto traboccare il vaso, «dopo anni di grande preoccupazione per la situazione delle nostre istituzioni e il declino degli standard di vita» raccontano Adrian e Dzejlana, due studenti coinvolti nelle manifestazioni.

Poche settimane dopo, tutte le università pubbliche sono state occupate dagli studenti: le lezioni sono state annullate, ma studenti e professori continuano a stare in università. Partecipano a incontri di sguardo critico e dibattito sul presente. A loro si sono uniti gli insegnanti, gli avvocati, gli agricoltori e gli appartenenti ai gruppi professionali più vari. Si protesta contro il presidente Vučić, in carica dal 2017 ma in politica da ben prima (primo ministro dal 2014, e ministro dell’Informazione durante Milosevic, accusato di crimini contro l’umanità durante la guerra in Bosnia Erzegovina).

Il primo risultato delle proteste è stato la dimissione del primo ministro serbo, Miloš Vučević, a gennaio: la politica ha promesso nuove elezioni, ma non è questo che gli studenti chiedono. Adrian lo spiega così: «Penso che le elezioni siano un modo per distogliere l’attenzione dalle proteste, e rimettere semplicemente al potere le stesse persone, con cariche diverse». Che cosa propongono, allora, gli studenti? «Tutto ciò che abbiamo ottenuto in questi cinque mesi, come l’enorme partecipazione delle persone comuni alle proteste, è stato perché le persone comuni si sono attivate, dal basso. Tanti stanno organizzando assemblee, si guarda ai bisogni del territorio e poi si fanno alcune votazioni tra concittadini per decidere cosa chiedere alla politica. Tutti i giorni incontriamo i nostri concittadini e chiediamo anche a loro di organizzarsi in assemblee e di iniziare a cambiare le cose a livello locale».


Chiara Vitali
NP aprile 2025

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