Giovani, appuntamento con Dio
Pubblicato il 30-03-2026
Siamo nati per sconfiggere la fame nel mondo, e nel nome che ci siamo dati nel 1964 (SERvizio MIssionario Giovani) i giovani erano già una presenza. Non solo perché i primi a far parte di quel piccolo gruppo missionario erano ragazzi, ma perché già allora riconoscevamo l’importanza di condividere con quanti più giovani possibile gli ideali, i valori, la fede. Quando è iniziata la trasformazione dell’Arsenale negli anni Ottanta, i giovani ne sono stati subito i protagonisti.
Dal Duemila abbiamo iniziato poi ad avvertire un disagio crescente tra di loro: distacco dalle istituzioni, paura del futuro, una povertà di valori che ha iniziato a preoccuparci. A partire dagli anni del Covid, abbiamo sentito crescere in loro una vera e propria fame, spesso non riconosciuta: fame di affetto, di senso, di vita, di Dio. Negli ultimi anni il loro è un grido di aiuto soffocato che chiede di fermarci, accoglierli, ascoltarli, accompagnarli. Si tratta di ricercare con loro l’essenziale, partendo non tanto da ciò che facciamo ma dalla testimonianza di Colui che ci muove. I giovani in questo modo ci fanno da specchio e diventano il nostro grande appuntamento con Dio. Non esistono metodi o ricette pronte, ma percorsi che i ragazzi intraprendono in mezzo a noi, cammini individuali, in gruppi di interesse o di attività nei quali ognuno può crescere e formarsi. Ogni servizio proposto ai giovani, dalla musica alla selezione dei materiali donati, diventa così, oltre che un allenamento al dono gratuito, proposta di un percorso che forma. Le settimane organizzate in estate, nelle vacanze scolastiche – compresi i fine settimana – sono offerte a centinaia di ragazzi ogni anno ed esprimono il desiderio di lasciarci avvicinare da tutti, facendoci giudicare e mettere in discussione. Sono un segno di speranza, quasi a dire: «Non eravamo meglio di voi, non avevamo né denaro né capacità… ma abbiamo creduto che Dio si poteva impastare con la nostra vita e fare con noi qualcosa di bello, che nemmeno noi sapevamo». Sono momenti privilegiati per incoraggiarli a credere, a mettersi in gioco, a fare squadra per il bene di tutti. Non abbiamo la pretesa di cambiare la vita di nessuno, spesso sfioriamo appena la quotidianità di questi ragazzi che passano e che forse non incontreremo mai più, ma lo facciamo nella fiducia che Dio, con la sua Parola, opera sempre e per strade che noi non conosciamo.
Dall’esperienza di accoglienza dei giovani traggo tre elementi, ma non sono gli unici. Anzitutto la credibilità . I giovani hanno bisogno di capire chi siamo, hanno bisogno di toccare con mano non la nostra perfezione ma la credibilità della nostra vita. Un secondo elemento è la nostra vita di fede, fatta di tempi di preghiera ma anche di preghiera che entra nella vita quotidiana. Oggi la maggior parte dei giovani è indifferente a Dio e alla fede eppure ci osservano vivere qualcosa che a loro manca e ne hanno nostalgia. Non sanno nulla di dimensione spirituale, sono prevenuti verso la Chiesa ma cercano qualcosa che li riaccenda. Un terzo elemento è la dimensione della fraternità , l’unico volto che può avere oggi la nostra Chiesa, la testimonianza che il comandamento dell’amore rivolto da Gesù ai discepoli perché anzitutto lo vivano tra loro: da come vi amerete capiranno che siete miei discepoli. La fraternità non è la risposta alla solitudine e non è nemmeno una forma organizzativa più efficace di altre, ma è la condizione necessaria per testimoniare – non a parole – Gesù e il Vangelo. Solo nella fatica dello stare insieme si diventa credibili. La fraternità rappresenta la via dell’equilibrio: quando i successi rischiano di farti montare la testa e i fallimenti rischiano di scoraggiarti, la fraternità ti aiuta a ricentrare la tua vita sul Signore Risorto. La Fraternità diventa così sacramento della Presenza del Signore, è il segno più eloquente che parla di Lui.
Rosanna Tabasso
NP dicembre 2025




