Fare insieme
Pubblicato il 22-07-2025
In un’epoca in cui le società democratiche affrontano la sfida della convivenza tra culture differenti e in cui il senso civico sembra essere messo alla prova, sorge spontanea una domanda: come trasmettere ai giovani quei valori civici indispensabili per mantenere unita la comunità? Un recente studio pubblicato sull’American Economic Journal: Economic Policy prova a dare una risposta dimostrando come un intervento pedagogico basato sul coinvolgimento diretto degli studenti nella scelta e realizzazione di progetti congiunti possa avere effetti molto positivi sul comportamento e sull’educazione civica dei giovani.
Lo studio, condotto in Francia, Spagna e Grecia, ha coinvolto circa 6.200 studenti di oltre 200 scuole medie, divise casualmente in due gruppi: uno che ha partecipato a un programma pedagogico chiamato ACT (Active Citizenship Program), e uno di controllo, che ha proseguito con la didattica tradizionale. Gli insegnanti delle scuole con l’ACT hanno inoltre ricevuto una formazione specifica per guidare gli studenti democraticamente nella scelta di progetti su temi sociali rilevanti, come la nazione, l'inclusione sociale e la diversità culturale.
I risultati sono stati notevoli. Alla fine dell’anno scolastico, gli studenti che hanno partecipato al programma ACT hanno mostrato una significativa riduzione delle assenze ingiustificate e delle sanzioni disciplinari più gravi, come le sospensioni dovute a episodi di violenza o maleducazione verso compagni e insegnanti. Ma i benefici non si limitano al comportamento: anche i risultati scolastici sono migliorati, non solo nelle materie direttamente coinvolte nel progetto, ma anche in altre discipline. È come se il metodo educativo basato sul "fare insieme" abbia creato un circolo virtuoso, rafforzando il senso di appartenenza e responsabilità degli studenti verso la scuola, generando effetti positivi anche in altri campi dell’apprendimento. Un altro risultato importante riguarda le relazioni sociali. Gli studenti del programma ACT hanno ampliato e diversificato la rete di amicizie rispetto ai loro coetanei del gruppo di controllo. Si sono aperti maggiormente verso compagni di genere, origine sociale o culturale diversi, probabilmente perché i progetti li hanno obbligati a lavorare in piccoli gruppi eterogenei, favorendo così l'incontro e la cooperazione tra persone diverse.
Gli studenti coinvolti hanno inoltre manifestato una maggiore consapevolezza civica e una più forte disponibilità all'impegno sociale e politico. Un esempio concreto: hanno partecipato allo sciopero mondiale per il clima in misura significativamente superiore rispetto al gruppo di controllo. Questo sottolinea che apprendere e praticare la democrazia a scuola possa stimolare una partecipazione più consapevole e attiva anche nella società.Infine, l’elemento, a mio avviso, più interessante dello studio riguarda il ruolo degli insegnanti. Non tutti i docenti hanno ottenuto gli stessi risultati: quelli già fortemente impegnati nella vita scolastica, sono stati i più efficaci nel promuovere comportamenti civici e innescare lo sviluppo del senso di responsabilità tra gli studenti. Questo sottolinea che non basta una buona metodologia didattica: occorrono insegnanti motivati e preparati a gestire percorsi educativi partecipativi. Va però evidenziato che gli insegnanti di scuola svolgono un lavoro di primaria importanza e grande fatica, eppure, almeno nel nostro Paese, continuano a essere sottopagati e sottoposti a lunghi periodi di precariato, trovando spesso la loro motivazione nella passione e nella soddisfazione derivante dalla crescita e dalla maturazione dei loro studenti piuttosto che nel modesto incentivo economico.
Questa esperienza internazionale indica quindi una strada precisa per le scuole che vogliono essere veri "laboratori di cittadinanza": educare alla democrazia non significa soltanto parlarne in classe, ma viverla concretamente, attraverso progetti pratici che gli studenti stessi scelgono e realizzano insieme. Questo approccio, però, ricade inevitabilmente sulle spalle dei soliti insegnanti intrinsecamente motivati. Sarebbe quindi auspicabile anche riconoscere e compensare adeguatamente il loro impegno.
NP Aprile 2025
Pierluigi Conzo




