Europa: un'estate da delirio. Ma con alcuni segni di speranza
Pubblicato il 13-11-2025
È stata una estate devastante per l’Europa, senza essere né uniti né determinanti nelle dinamiche in corso. La tanto auspicata “via europea” non solo non si vede all’opera, ma sembra allontanarsi dall’orizzonte.
La presidente von der Leyen deve ora fare i conti con una crescente contestazione dentro e fuori la Commissione. Già non era andata troppo bene a metà luglio con la presentazione del progetto di bilancio 2028-2034. A fine luglio poi l’accordo sui dazi con Trump si è rivelato molto svantaggioso per l'UE. Non solo non sembra stabilizzare le relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, che cubano il 30% del commercio mondiale dei beni e il 44% dei servizi. Anzi poche settimane dopo Trump ha minacciato dure ritorsioni se l'Europa non garantirà il volume di acquisti di armi, energia e prodotti americani richiesto e se non abbatterà ogni barriera delle legislazioni europee in materia digitale, con ciò entrando a gamba tesa nella sovranità europea. E non pare neppure che si sia stabilizzata la garanzia US per la sicurezza europea e il sostegno dell’Ucraina, che pareva essere il vero motivo dell’assenza di vero negoziato, piuttosto una resa alle pretese dell’ormai sempre più ex alleato. Poi il vertice “di pace” in Alaska, tra Trump e Putin, si è rivelato un fallimento clamoroso, che ha solo permesso a Putin di veder riconosciuta la brutalità della forza. Se non è andata peggio, è solo grazie al rintuzzamento di leader europei prima e dopo il vertice, a fianco di Zelensky. Ma la conclusione è stato un aumento dei bombardamenti russi su tutta l’Ucraina, azioni di guerra ibrida e la nuova giravolta di Trump, che ritorna al suo «Se la vedano loro». L’Europa qui ha tenuto il punto, ma non è in grado di assumere una vera iniziativa autonoma per sé, per l’Ucraina, per una pace giusta.
E veniamo poi al sempre più devastante conflitto in Medio Oriente, alla nuova fase della guerra di occupazione e di deportazione annunciata a Gaza, mentre prosegue illegittima l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Mentre il mondo intero si mobilità come anche massicce componenti della società civile israeliana per opporsi al disegno folle di Netanyahu, l’Europa continua a non trovare nessuna quadra, almeno su sanzioni, revisione degli accordi di libero scambio, blocco delle esportazioni militari e ancor meno riesce ad assumere un ruolo qualsivoglia, che non siano sterili dichiarazioni.
A conclusione, il vertice a Pechino – intorno a XI, con Putin e Modhi, i leader di tutti i Paesi asiatici, salvo il Giappone – segna una tappa decisiva per un altro “ordine” internazionale. In questa estate in cui nulla si è fermato, anzi, il pessimismo della ragione non si arrende nel cercare ragioni di speranza. Oltre all’azione delle Chiese, non ultime le iniziative assunte dalla CEI e dalle autorità ebraiche e musulmane in Italia, vi è la società civile. Pur con le sue parzialità, sembra la sola a voler cercare ostinatamente di salvare l’anima e dell’Europa. Così è la Global Sumud Flottiglia, salpata in questi giorni per forzare il blocco imposto dalle autorità israeliane e portare aiuti umanitari alla popolazione stremata di Gaza. Così è il pellegrinaggio a Srebenica, Mostar e Sarajevo, organizzato a fine ottobre dalla FOCSIV, nel trentennale del massacro di Srebenica: 25 cristiani e 25 musulmani per dire che solo avendo una memoria condivisa si può costruire un futuro.
E infine il Giubileo della Speranza in Ucraina dall’1 al 5 ottobre. Non cediamo dunque alla depressione degli eventi (e alla palude imposta da molti governi) e continuiamo a lottare per una Europa che si faccia attore globale di una vera agenda della speranza.
Luca Jahier
NP agosto-settembre 2025
Il Giubileo della Speranza in Ucraina nasce per iniziativa del Movimento Europeo di azione nonviolenta (www.projectmean.it) insieme con Azione Cattolica, Focolari, MASCI, AGESCI, sindaci di diverse città italiane, su invito del nunzio a Kiev e in collaborazione con vari organismi e istituzioni locali ucraini raccolti nel Congresso dell’autogoverno dell’Ucraina, oltre ai leader delle confessioni religiose, importanti sedi universitarie, associazioni imprenditoriali, dei lavoratori e del terzo settore. Il Giubileo della speranza vuole anche essere una dimostrazione pratica della necessità delle azioni tipiche dei Corpi Civili di Pace nei contesti di guerra e insieme la richiesta, che nasce dal cuore della società civile ucraina, che l’UE li istituisca concretamente. Personalmente ho scelto di aderire a quest’ultimo Giubileo, assieme a un centinaio di persone, disponibili a partire per essere con il popolo ucraino, per una pace giusta e un futuro europeo, insieme.




