Europa: guerra o pace?
Pubblicato il 02-08-2025
È strano il titolo dell’incontro che Retinopera promuove on line per il 4 aprile prossimo. Interverranno Mario Giro, già viceministro degli Esteri, Marco Tarquinio eurodeputato, Lucia Capuzzi giornalista di Avvenire. Ovviamente tre autorevoli personaggi che nel loro dna sono impegnati per un’Europa di Pace. Ma proprio da loro che quotidianamente nei nostri paesi e in Europa respirano aria di guerra vogliamo avere informazioni di prima mano sul perché da oramai mesi si respira una preparazione alla guerra anche se viene detto che ci si arma per volerla evitare.
ReArm Europe è un termine provocatorio: perché è stato scelto? Anche le parole hanno il loro peso. Così non è l’avvio di un progetto di difesa comune. Così sembra un grande pasticcio. Da tanti, e noi siamo tra questi, viene invocata una difesa comune non aggressiva: sarebbe questo che servirebbe davvero all’Europa. Non c’è dubbio che l’obiettivo è un esercito europeo. Lo stesso nome del piano è pericoloso: perché Ursula von der Leyen ha deciso di sceglierlo? Noi ci aspettiamo che Mario, Marco e Lucia ci diano elementi per comprendere di più come evitare l’inferno. Non si tratta di un incontro di anime belle, ma di approfondire come mettere in atto una politica comune basata sul dialogo e responsabilità come ci indica san Benedetto patrono d’Europa.
Basta investire sulla paura: investiamo sulla cooperazione, l’innovazione congiunta, l’intelligenza relazionale. Le nostre responsabilità, lo dico rispetto ai 25 organismi che compongono Retinopera, con un complessivo di otto milioni di iscritti, ma penso anche a varie altre reti, a quanti hanno dato il via al Piano B, sono di muoverci in modo strutturale senza attendere le posizioni dei partiti e delle rappresentanze. Dobbiamo raggiungere di più le persone, ogni singola persona. Quel cinquanta per cento che non vota più. Dobbiamo fare più sistema, più cultura al servizio della pace e del bene comune. Da più parti viene il monito, soprattutto per il mondo cattolico, di parlarsi e ascoltarsi di più. Facciamolo. Dal dialogo e della cooperazione potrebbero nascere idee e proposte nuove. Mettiamole a fattor comune. Chiediamo con forza e determinazione ai mass media, non solo quelli del nostro mondo, di aver un piccolo spazio per parlare di azioni concrete di speranza e di pace. Come ci insegna papa Francesco.
Gianfranco Cattai
NP aprile 2025




