Europa globale

Pubblicato il 11-04-2026

di Luca Jahier

Il bilancio che dice da che parte sta l’Europa

Il prossimo Quadro finanziario pluriennale non è solo cifre: è una scelta politica che può trasformare l’Unione Europea in un attore globale capace di promuovere pace, sviluppo sostenibile e diritti fondamentali

NEL MONDO CHE SI STA RIDISEGNANDO SOTTO I NOSTRI OCCHI, i bilanci non sono mai neutrali. Sono scelta di campo, risposta a una domanda cruciale: l’Europa vuole limitarsi a reagire alle crisi, oppure intende diventare un attore globale capace di prevenire instabilità, costruire alleanze e difendere i propri valori nel mondo? Il capitolo Europa globale del prossimo Quadro finanziario pluriennale europeo 2028- 34 (qfp) è la visione della sua ambizione, in un tempo segnato da guerre prolungate, crisi climatiche, disuguaglianze crescenti e multilateralismo sotto assedio. Con questo sguardo il Comitato economico e sociale europeo (cese) ha approvato il parere sul capitolo Europa globale del prossimo qfp, accogliendo con favore la proposta della Commissione di rafforzare l’azione esterna dell’Unione: 200,3 miliardi di euro, a cui si aggiunge una riserva fino a 100 miliardi per il sostegno all’Ucraina. Un aumento nominale rilevante, che assume un grande valore politico, in un contesto in cui gli Stati Uniti azzerano la cooperazione internazionale.
L’Unione è oggi chiamata a fare di più: promuovere la pace, lo sviluppo sostenibile e il multilateralismo; combattere povertà e disuguaglianze; difendere diritti umani, parità di genere e spazio civico; rafforzare al contempo la propria autonomia strategica, la competitività e la sicurezza. Obiettivi che il cese considera inseparabili, purché avanzino insieme. In questo quadro, il Global Gateway può diventare lo strumento cardine dell’Europa globale. Ma a condizione che non si riduca a sola piattaforma di investimenti. Ma diventi alleanza strategica, capace di coinvolgere governi, imprese, regioni, società civile e parti sociali nella definizione condivisa di priorità, obiettivi, indicatori e progetti. Solo così l’Europa potrà cogliere l’opportunità storica di diventare il partner globale più affidabile per lo sviluppo sostenibile e contribuire anche a rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite. Proprio sul terreno della governance il parere del cese lancia un messaggio netto. Gli attuali meccanismi di consultazione del Global Gateway sono deboli, frammentati e largamente scollegati dai processi decisionali reali: la società civile e le autorità locali sono marginalizzate, mentre le imprese vengono consultate separatamente. Il risultato è una perdita di coerenza e di fiducia. Per questo bisogna riformare profondamente questi meccanismi. La nuova architettura di Europa globale promette maggiore flessibilità e regionalizzazione.
Un vantaggio potenziale, che però comporta un rischio politico: passare da una strategia di lungo periodo a una gestione reattiva delle crisi. Il cese insiste su tre principi chiave: trasparenza del processo decisionale, coinvolgimento strutturato della società civile e delle parti sociali, partecipazione lungo tutto il ciclo di bilancio, anche nei Paesi partner.

UN ALTRO NODO CRUCIALE È LA COERENZA DELLE POLITICHE. Azione esterna, cooperazione allo sviluppo, accordi commerciali e Fondo europeo per la competitività devono funzionare come un unico sistema strategico, al servizio dei valori dell’ue, della stabilità geopolitica, dello sviluppo sostenibile e della resilienza economica.
In questo quadro, la lotta alle disuguaglianze deve diventare misurabile: il cese chiede che l’indicatore noto come equality marker sia esteso a tutti i progetti del Global Gateway, con valutazione dell’impatto sociale e redistributivo e un reale coinvolgimento delle comunità interessate.

INFINE, EUROPA GLOBALE RIGUARDA ANCHE IL VICINATO E L’ALLARGAMENTO. Dopo oltre undici anni senza nuove adesioni, l’allargamento resta il progetto di pace più potente dell’Unione.
Ma prosperità e sicurezza non possono mai essere costruite a scapito del primato della legge, dei diritti, degli standard sociali o dell’ambiente.

IL PARERE DEL CESE LANCIA UN MESSAGGIO CHIARO: l’ambizione finanziaria dell’Europa globale è un passo nella giusta direzione, ma da sola non basta. Senza una governance democratica solida, senza criteri sociali e ambientali vincolanti e misurabili, il rischio è che anche le risorse più ingenti si disperdano. In un mondo in cui la democrazia arretra e le disuguaglianze alimentano instabilità e conflitti, sostenere la società civile, la parità di genere e i diritti umani non è un accessorio.
È una scelta strategica. È prevenzione dei conflitti. È investimento in pace e fiducia.

L’EUROPA GLOBALE NON SI MISURERÀ SOLO IN MILIARDI SPESI, ma nella qualità politica delle alleanze che saprà costruire. Se il nuovo qfp riuscirà a coniugare potenza finanziaria, coerenza delle politiche e partecipazione democratica, l’Unione Europea potrà davvero diventare ciò che dichiara di voler essere: un partner globale per la pace basato su un multilateralismo rinnovato, un motore credibile di sviluppo sostenibile, un attore geopolitico autorevole. Se invece prevarrà la logica della gestione delle crisi, l’occasione sarà persa. E occasioni come questa non tornano spesso.

Luca Jahier
NP gennaio 2026

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