Esserci e voler bene

Pubblicato il 21-05-2026

di redazione Nuovo Progetto

Siamo Maria Teresa e Bruno, dal 1° ottobre 2023 viviamo nel quartiere torinese di Barriera di Milano e, per essere più “geolocalizzati” e condividere la posizione, viviamo proprio nella casa parrocchiale di Maria Regina della Pace, insieme a don Marco, Richard, Alberto, Paolo... un piccolo pezzo di fraternità del Sermig. Prima abitavamo a Orbassano, a sud di Torino. Ora siamo dall’altra parte, a nord della città, ma come è nata l’idea di trasferirci?

Tutto è cominciato 13 anni fa, quando siamo stati ospitati in Arsenale con la nostra ex parrocchia per una giornata comunitaria. La visita all’Arsenale della Pace, guidati da una giovane ragazza, ci ha cambiato la vita che – a dire la verità – era già avviata su scelte di valori cristiani che cercavamo di vivere incarnati nella realtà dove il Signore ci aveva collocati.

Ma in Arsenale abbiamo colto qualcosa di nuovo: un’unità più profonda tra fede e vita, un’attenzione alle povertà che ci ha interrogato. Abbiamo iniziato a frequentare l’Arsenale sempre di più, fino a quando, nell’agosto del 2023, abbiamo ricevuto una telefonata da parte di don Andrea Bisacchi e Rosanna Tabasso che ci volevano parlare e ci suggerivano di pregare molto prima dell’incontro. In quel momento eravamo in un monastero dove il telefono rarissimamente prende: in quell’occasione la voce di Andrea e Rosanna erano nitide e questo ci ha convinto che quella era una telefonata “un po’ speciale” e non dovevamo aspettare troppo tempo per incontrarli...
Il giorno dopo, con loro, abbiamo accolto la prospettiva di passare dal Sud al Nord di Torino in un quartiere narrato come problematico... In effetti i problemi a Barriera ci sono, ma abbiamo presto imparato a vedere le tante esperienze di bene già presenti in quella parte di Torino: associazioni, persone belle e disponibili, storie di solidarietà piccole e grandi, giovani interessati a crescere e a mettersi in gioco.

A Barriera abbiamo incontrato “il mondo” in termini di provenienza e religioni, qui cogli che la vera sfida è imparare a rispettarci e trovare ciò che ci può unire per creare comunità pur nelle diversità.
Dopo le prime settimane di vita in Barriera abbiamo capito che quella che avevamo accolto era un’ulteriore opportunità per restituire l’amore che avevamo ricevuto nel corso della vita: dalle nostre famiglie, dagli amici, dai nostri figli... in sintesi da Dio.
Il meccanismo della restituzione è stupendo perchè più prendi consapevolezza di aver ricevuto tanto, più dai.

Perché continuare a vivere in Barriera? Possiamo proporre molte motivazioni ma pensiamo che l’unica profonda ragione sia quella di volere il bene di Mario, Sara, Desy, Pedro, Lewis, Micheal, Rita, Giulia, Angelo, Mattia, Gaia, Matte, Annalisa, Fede, Ema, Luisa e di tutti i bimbi, ragazzi e giovani che frequentano l’oratorio, i gruppi di catechismo, i gruppi giovani; volere il bene di ogni persona che incontriamo dentro e fuori la parrocchia.
Con loro vorremmo “osare la pace” e lo vorremo fare concretamente: tenendo aperto il portone dell’oratorio e salutare tutti quelli che passano; portando fuori i calcetti per poter giocare anche per strada; pregando nei luoghi dove dei giovani sono morti per il controllo del traffico di droga; pulendo le piazze e le vie del quartiere per incontrare le gente che passa e “dire loro senza parlare”: ci interessa, vi vogliamo bene; facendo assomigliare la parrocchia sempre più alla casa di una famiglia: aperta, accogliente, inclusiva.
 

Maria Teresa e Bruno
Focus
Febbraio 2026

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