Esigenza profonda

Pubblicato il 21-06-2025

di Renato Bonomo

La nostra storia, quella del genere umano, è in fondo il racconto di come abbiamo cercato di toglierla a chi intendevamo asservire. È scritto nella Bibbia in cui possiamo leggere di popoli invasori e animati da un desiderio di conquista e assoggettamento, di sovrani avidi di potere e dominio che sono sempre stati pronti a sostituirsi agli dèi pur di avere un dominio totale su propri sudditi. Lo ritroviamo nella storia dell’umanità. Pur nell’alternarsi delle ere e dei periodi storici, sempre gli uomini hanno lottato per la supremazia gli uni sugli altri.
Senza sconti.
Eppure, nonostante gli uomini si siano sempre dimostrati «lupi degli altri uomini», si è sviluppata negli ultimi secoli la convinzione – almeno nella cultura occidentale e non senza incertezze – che la libertà sia un bene inalienabile.
Un diritto fondamentale, un’esigenza profonda della vita umana, così legata alla nostra esistenza da non poterla pensare senza.

Libertà bene universale?
Pensare la libertà come bene inalienabile non significa possederla in toto e viverla in modo autenticamente. La libertà per sua natura non può essere data per scontata, ma è la possibilità di ciò che non è ancora espresso e definito, è un’apertura che ci permette di uscire dai noi stessi per incontrare situazioni, persone e orizzonti nuovi e altri. Qualcuno scriveva che si nasce liberi, è verissimo, ma è anche vero che si diventa liberi.
La libertà inutilizzata, non vissuta avvizzisce, si deteriora, viene confusa con lo spontaneismo.

È possibile educare la libertà?
La libertà è un bene universale di cui tutti siamo partecipi perché ogni uomo ha la possibilità di uscire da se stesso. Quello che sperimentiamo sono regimi politici, condizioni economiche e sociali di povertà e di privazioni tali che impediscono l’esercizio della libertà ma che non possono eliminarla alla radice.
La storia è maestra in questo, è il racconto di come l’umanità nel corso dei secoli abbia patito la tirannia del pensiero e della prassi autoritaria e come da queste abbia cercato di emanciparsi.

Libertà dove, per chi?
Il discorso non è mai astratto, la libertà si rivela nelle scelte che ogni giorno attuiamo. La libertà è un bene quotidiano che, come per tutte le cose quotidiane, si incarna sempre in un contesto sociale, politico, religioso, famigliare… e fa i conti con la realtà che può essere quella della persona sia a livello individuale che comunitario. La libertà allora implica una responsabilità prima di tutto verso se stessi e verso il contesto in cui ci troviamo a vivere.

Oggi siamo liberi?
Apparentemente sì, almeno nel mondo occidentale, ma le “tirannie” sono tante. Serve un grande lavoro di pensiero che si traduca senza soluzione di continuità in gesti coerenti per rendere stabile il nostro mondo quotidiano.
In un’epoca come la nostra fatta di guerre, quali sono gli strumenti per educare – e educarci – la libertà? Nel tempo attuale la responsabilità primaria dell’educazione alla libertà passa anzitutto da ciascuno di noi. Specificatamente la responsabilità oggi sta nelle comunità che sopperiscono alle fragilità individuali e di nuclei familiari sempre più affaticati e possono mostrare alla società strade nuove. Soprattutto perché l’educazione alla libertà non può disgiungersi dall’esercizio della democrazia, dalla consapevolezza ecologica, dalla tutela e dalla creazione del lavoro, dalla garanzia delle cure e della salute, dall’accesso all’istruzione, all’uso responsabile delle risorse.

Quando nessuno sarà più vittima di malattie incurabili, di dittature, di guerre, di ingiustizie, della fame e delle malattie… avremo finalmente una libertà educata.
 

Renato Bonomo e Claudio Picco
Focus
NP marzo 2025

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