Effetto Elmer
Pubblicato il 21-03-2026
Elmer, l'elefante variopinto, è un simpatico pachiderma di mille colori conosciuto dai bambini di tutto il mondo, terribilmente a disagio nel confronto tra la solitudine della sua pelle arcobaleno e il triste grigio che colora la moltitudine dei suoi compagni dotati di proboscide.
Elmer arriva persino a farsi un trattamento con bacche color elefante pur di farsi accettare dai suoi simili e torna arlecchino solo a causa di un improvviso temporale, scoprendo che nessuno resiste alla sua risata contagiosa e che quei colori rappresentano la sua unicità. Potremmo chiamarlo "effetto Elmer": è una diversità che suscita tenerezza, curiosità, simpatia. Elmer è solo uno e tutti fanno a gara a essere buoni e gentili con lui, sino a indire una volta all’anno un giorno di grande festa in cui ognuno si pasticcia la pelle con tutti i colori possibili e sfila in parata in suo onore. Ma se un giorno gli elefanti colorati diventassero uguali di numero a quelli grigi o addirittura fossero ancora di più, continuerebbero a essere accoglienti e amichevoli o urlerebbero all'invasione di quei loro simili non troppo simili a causa del colore? Inizierebbero a comparire scritte tipo «Non si affitta agli elefanti colorati» contro quei pachidermi che mangiano, indossano e fanno cose strane e così spaventosamente diverse?
In Italia c'è all'incirca un immigrato ogni dieci abitanti, a volte anche del nostro stesso colore, con una concentrazione più alta di persone di origine straniera nel Nord del Paese e, in particolare, nelle grandi città, dove in alcuni quartieri la loro presenza ha un'incidenza notevole sulla percentuale totale della popolazione, sino a fare sembrare noi un po' come l’elefantino colorato. Vista da un quartiere multietnico dove si lancia l'allarme contro la cultura maranza ed è pieno di piccoli e grandi Elmer, qualsiasi sia il nostro colore e quello di chi abbiamo vicino, sembra evidente come tutti tendiamo in modo diverso allo stesso complicatissimo obiettivo: la felicità. E quando guardo i miei bimbi muovere i primi passi e fare le prime cadute, spero possano crescere in un quartiere bello e sicuro, pieno di giardini belli dove giocare, di aria pulita da respirare, con una casa calda dove poter passare il tempo senza fare niente, una scuola bella dove imparare tante cose e mille posti dove fare quello che di più gli piace senza che il costo di partecipazione alle attività sia più alto dei soldi che abbiamo. Vogliamo il meglio perché ci auguriamo che possano succedere le cose migliori per loro, ma non è forse lo stesso anche per gli altri papà e le altre mamme, qualunque sia il loro colore?
Quando il mio senso di protezione mi costringe a fare un'improvvisa retromarcia con il passeggino perché c'è qualcuno che alza la voce o spacca una bottiglia di vetro per terra come rudimentale arma con cui combattere, credo di avvertire la stessa sensazione di fastidio, disagio e rabbia di ogni altro genitore, bianco nero oppure giallo: qualcuno sarebbe contento di fare crescere i propri figli vedendoli avere paura o essere in pericolo anche solo a percorrere la strada per andare da casa a scuola? E stando qui, comprendi come tutti i punti di vista abbiano una loro ragione di essere, soprattutto quello di chi ha paura anche solo a uscire di casa, Tocchi con mano quanto è preziosa la libertà di poter scegliere in cosa credere, quale persona amare e quale vestito mettere. E il problema non è il colore della pelle, il velo sopra la testa o la cultura maranza, ma ancora una volta la felicità che è fatta da tanti pezzettini, che ognuno vorrebbe ma non tutti possono, tra cui ci sono una condizione abitativa ed economica dignitosa tanto quanto la libertà e la sicurezza.
E allora forse, come ci insegna Elmer, più che al colore della pelle dovremmo fare tutti attenzione a quello del cuore.
Marco Grossetti
NP dicembre 2025




