Educare (al)la libertà
Pubblicato il 21-06-2025
«La libertà è dono, è a un tempo qualcosa di già dato, ma anche qualcosa che deve essere sempre riguadagnato: si è dunque liberi ma al tempo stesso bisogna anche sempre diventarlo ». Il filosofo Silvano Petrosino ha il dono di andare diritto al cuore delle cose. Docente dell’Università Cattolica di Milano, è noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e Derrida.
Ma prima di tutto è un uomo appassionato, specie quando si parla di tutto ciò che ha a che fare con il senso della vita.
Professore, desiderare la libertà: cosa significa?
Quando parliamo di libertà, diamo per scontato che vogliamo essere liberi. La storia però ci contraddice.
Pensiamo all’episodio biblico dell’Esodo e ai 40 anni di vita del deserto. Gli ebrei mormorano: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà!» Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine… Dio ascolta il loro grido e manda le quaglie e la manna, ma per molti non basta. La verità è che a volte gli uomini preferiscono la sicurezza alla libertà. Per la libertà ci vuole uno scatto che ha un costo importante.
Quale?
Dico sempre che noi tutti viviamo una doppia nascita: veniamo alla vita senza deciderlo, ma se vogliamo diventare umani dobbiamo volerlo e deciderlo. Tutti sbagliamo, fatichiamo, ma la libertà è un lavoro. Non a caso la libertà è intesa come liberazione dal male, dal peccato. Il peccato ci piace, dobbiamo ammetterlo, siamo “schiavi del peccato” perché non sempre riusciamo o vogliamo uscirne. Se non ci incamminiamo verso l’umanità, se non cambiamo il nostro sguardo sui noi stessi e sul mondo, ci scopriremo vecchi anche da adolescenti.
Nella nostra vita abbiamo dei margini d’azione importanti, tocca a noi agire.
Come ci si educa in questo?
Bisogna prima di tutto superare la trappola della spontaneità, perché è un infantilismo.
Ernst Cassirer parlava dell’«aggrovigliata trama dell’umana esperienza». In ogni momento della propria vita ogni stato d’animo non è mai semplice, bianco o nero, ma tutto si intreccia in maniera straordinaria e complessa. La sincerità e la serietà ci impongono di riflettere, comprendere e affrontare i nostri stati d’animo, prendere atto della nostra vita interiore fatta anche d’inconscio. Troppo spesso confondiamo il parere e il pensiero, la mia opinione personale è assolutamente soggettiva e irriflessa, ma quante volte mi fermo a pensare, a riflettere, a considerare autenticamente le questioni? Quante volte sono pronto a formulare rapide sentenze quando di fronte a determinati questioni ci sono voluti centinaia di anni di riflessione?
Riflettere a volte fa paura. Come si costruisce e si alimenta un pensiero?
Il tema del riflettere è grandioso.
Non significa risolvere problemi matematici, ma flettersi su se stessi, fermarsi, riprendere in mano, riconsiderare.
Riflettere significa non seguire la spontaneità, seguire l’istinto, volere tutto e subito: significa mettere una barriera in cui mi rendo conto che non esisto solo, ma ci sono anche gli altri. La società di oggi mi impone la logica del “tutto, sempre, subito”, eppure l’umano si costituisce esattamente quando nega questi tre elementi. Nell’educazione dobbiamo proprio sottolineare come l’umano riconosca il proprio non essere tutto, non sempre e non subito. La nostra dimensione è la storia.
Anche in ambito religioso funziona così.
In che senso?
Il destino a cui Dio ci chiama è il bene ma ciascuno con la propria esistenza deve interpretarlo in un modo così personale che neanche Dio può intervenire, in una prospettiva di complessità che va attraversata e che ci caratterizza. Pensiamo alle pagine di Pinocchio. Lucignolo suggerisce a Pinocchio il Paese dei Balocchi dove è sempre domenica, dove esiste solo il divertimento. Per 5 mesi è tutto vero, finché Pinocchio non si trova con la febbre e gli crescono le orecchie d’asino.
Quando usciamo dalla storia e non affrontiamo le sfide della nostra esistenza ci trasformiamo in qualcosa che non è più umano.
Non è facile educare alla libertà quando sembrano venire meno certi punti fermi. Come si risponde a questi rischi?
Freud affermava che ci sono tre cose impossibili: curare la malattia psichica, governare, educare. C’è qualcuno che sa educare i figli? Una cara amica mi ha detto che l’unica pedagogia utile è quella dell’angelo custode. Hai voglia a proporre la Bibbia e i Promessi Sposi mettendo in luce i valori e i pregi… e loro? È già tanto che non buttino via i libri.
Ci tocca sperare, proviamo a proporre quello che ci sembra importante: Mozart, Tolstoj, il vino. Poi però tocca a loro.
Proprio l’esempio del vino è interessante: come fai a sentire tutte le possibili fragranze se non sai come gustarle? Cosa abbiamo saputo cogliere della bellezza del mondo? Mi immagino che in paradiso la prima domanda sarà: quali libri hai letto? Ma non solo.
Cosa ci verrà chiesto?
Pensiamo alla sessualità. A Milano una ricerca ha dimostrato che la prostituzione è principalmente minorile, l’atto dura pochi minuti e costa intorno ai 10 euro. Ecco: il dono della sessualità che è così grande viene letteralmente svilito da questi comportamenti.
In Genesi 2,15 leggiamo che l’uomo è messo da Dio in un giardino pieno di bellezza con il compito di custodirlo, e a noi discendenti di Adamo verrà chiesto come abbiamo custodito questa grandezza.
Ci viene data la vita, come usiamo i nostri anni, i nostri istinti, i nostri sentimenti?
Che cosa ne facciamo?
Il nostro è un mondo segnato da tante forme di non libertà. Cosa ci dicono?
L’elenco delle non libertà è infinito. Siamo a conoscenza di Paesi in cui ci sono dittature, in quelle situazioni è evidente.
Però anche noi siamo coinvolti.
Ciascuno di noi è in viaggio verso il compimento, anche se non sempre ne conosciamo i contorni. Per questo è importante conoscere tante cose. La nostra società tradisce l’idea di compimento perché la confonde con l’idea di successo.
Tutti siamo oppressi dall’idea del fallimento. Tutti dobbiamo essere chef, essere cuoco è già un fallimento. È terribile per i nostri ragazzi questo messaggio.
Le Fonti Francescane ci dicono che il compimento è la letizia, non la povertà. La letizia francescana è lontana anni luce dal nostro modo di pensare ma è vera se i fallimenti che viviamo non abbattono il nostro desiderio di vita. Durante la passione Gesù avrebbe tutte le ragioni per maledire e protestare, eppure continua a consolare ad amare gli altri.
È questo comportamento di Gesù che converte il centurione.
La non libertà è anche l’oppressione che ti obbliga a pensare che la tua felicità e il tuo compimento stanno in un bene e in un vestito. Il vero compimento può non coincidere con il successo.
Come si va oltre questa logica?
Non è facile perché i modelli sono diffusi e molto potenti.
Noi dobbiamo diventare migliori, ma non i migliori: qui c’è un intento satanico che ci mette strutturalmente contro gli altri. «Voglio essere il primo»: chi vuol essere il primo secondo me deve andare dall’analista …
Perché cerca nel successo una conferma alla propria identità. Ma chi è in pace con sé stesso – ha ragione san Francesco – non ha bisogno di conferme, non ha bisogno di imporsi. Non è il bambino che dicendo alla mamma «Guarda come mi tuffo» aspettandosi di essere applaudito, in realtà vuol dirle «Guarda che esisto» Tutti abbiamo bisogno di certezze sulla nostra esistenza e più la nostra identità è debole più siamo indifesi di fronte all’oppressione. Le oppressioni (Lucignolo-Lucifero) hanno sempre un fondo di verità ma poi la deformano (ecco Pinocchio che diventa un ciuchino) per condurci lontano dalla nostra umanità.
C’è stato un momento nella sua vita in cui ha sentito palpitare la libertà?
Sì, è stato la morte di mio papà quando avevo 17 anni.
Quella perdita mi ha fatto percepire una chiamata: «Ora tocca a me». Prima mi sentivo portato, non dovevo decidere nulla, tutto era dovuto. Dopo la sua morte in un modo doloroso improvvisamente ho capito che non era così. Grazie anche a mia mamma ho detto «ora tocca a me» e ho preso in mano la mia vita.
A cura della redazione
Focus
NP marzo 2025




