E io, cosa posso donare?

Pubblicato il 16-11-2025

di Maria Brambilla

«Dare tutto perché è bello dare». Recita una canzone che mi piace molto. È bello dare, rende felici, scalda il cuore, fa star bene.
Quando pensiamo al “dare” ci immaginiamo di essere forti, ricchi, e avere energie, tempo, risorse, soldi da elargire con gioia e generosità. E quando siamo deboli, senza forze, senza risorse? Negli ultimi anni mi sono trovata spesso a chiedermi: ma io, cosa posso dare ora? Cosa posso donare, ora che non riesco a camminare bene, a sollevare una cassa di acqua o una scatola di viveri? Cosa posso donare con le poche energie che mi restano tra una terapia e l'altra?

Domande interessanti per una come me, che ho iniziato a fare volontariato a 14 anni, e che ricordo bene come, a 18 anni, quando ho conosciuto l'Arsenale ho fatto faticare gli amici della fraternità: ogni tanto dovevano mettermi in mano uno straccio o una scopa anche nei momenti liberi, perché di stare ferma non mi riusciva proprio! Ma sono passati molti anni da allora e in questi ultimi tempi la malattia ha cambiato la mia vita; così ho scoperto nuove dimensioni del dare.

Non che sia stato facile.
Nei lunghi mesi in cui sono stata costretta in posizione orizzontale, anche solo il non poter cucinare per la mia famiglia, apparecchiare la tavola o fare una lavatrice mi provocava una sofferenza grandissima. Il non poter fare mi logorava. Ma il tempo, la paura e il dolore hanno scavato più a fondo nel mio cuore e mi sono avvicinata all'idea che "essere" è più importante che "fare". Io c'ero, ci sono. Anche se scalcagnata e limitata, ci sono!

Ho cominciato pian piano ad accorgermi della grandezza di quello che stavo ricevendo, di tutto il bene che si era messo all'opera attorno alla mia difficoltà: davvero moltissimo. Mi sono sentita decisamente a disagio di non poter ricambiare, né contraccambiando direttamente e nemmeno mettendomi concretamente a servizio di qualcun altro.
Poi un amico saggio mi ha detto: «Il sorriso è la tua migliore risposta». Quel giorno ho capito qualcosa in più. Ho ricevuto tanto nel periodo della malattia, ma ci sono anche doni che posso donare!

Il primo dono che posso offrire è quello di cercare di diventare ogni giorno una persona migliore, lottando contro i pensieri cattivi e la tentazione dello scoraggiamento.
È una battaglia che tutti siamo chiamati a combattere, e che nelle prove diventa forse solo più evidente. Credo che un lavoro su di sé – che porti a tenere lo sguardo rivolto verso l'alto anche nel cuore della notte, ad abbracciare il dolore con pazienza e fiducia, e a continuare a trovare la vita bella e ricca di significato anche mentre si attraversa la sofferenza – possa essere un dono, un piccolo tesoro per sé e per gli altri.
Posso donare anche con il raccontare, perché in fondo la condivisione della mia esperienza può fare del bene... Non è facile né immediato, però mi sto accorgendo che ci sono spazi e momenti nei quali è possibile farlo, ed è bello, perché risponde al bisogno di ciascuno di crescere insieme, di ascoltare e di essere ascoltati, e allarga reciprocamente gli orizzonti.

Un altro dono che è in mio potere di dare è quello di amare tutti quelli che incontro e soprattutto chi mi sta più vicino. Perlomeno di provare a farlo: posando su ciascuno uno sguardo benevolo, prestando attenzione ai bisogni e ringraziando per ogni cosa.
Posso allenare lo sguardo, renderlo più luminoso, per scorgere la bellezza di ogni persona e, magari dire quella parola o donare quel silenzio che aiuti l’altro a fiorire. Posso tenere tutti nel cuore, anche quando non vedo nessuno, pensare a ogni amico, a chi prega per me, a chi sta male, a chi è solo...
Questo fa del bene anche a me, mi aiuta a non chiudermi nella fatica personale, ma invece sentire che sono parte di un'umanità in cui ognuno ha il suo peso da portare. In cui ci si aiuta a portare i pesi gli uni degli altri. In cui io stessa posso non considerarmi un peso, ma sentire che posso dare e ricevere.
Quello che ne risulta è davvero un circolo di amore, una cordata, una comunione, in cui ciascuno mette tutto sé stesso, sia chi apparentemente “fa di più”, sia chi sembra “fare” poco... ma in cui quello che conta è essere insieme.
Recentemente ho ritrovato questa frase di Ernesto Olivero, che mi era stata regalata da alcuni amici: «La vita diventa vera quando capisco che portando i pesi degli altri posso rendere leggera l'anima». Un peso che ti rende leggero: incredibile forse, ma verissimo!
 

Maria Brambilla
NP agosto/settembre 2025

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok