Divorati dall'ansia

Pubblicato il 30-06-2026

di Gian Mario Ricciardi

Saranno le incertezze di un mondo impazzito, le giravolte di Trump, gli occhiali di Macron, l’accanimento terapeutico di Putin, la nuova cartina politica del pianeta dove Cina e Russia si dividono l’Africa, l’Asia e parte del Medioriente, gli Usa controllano l’America Latina, la Groenlandia resta nel limbo, l’Europa “non è pervenuta”, i partiti italiani spesso dicono tutto e il contrario di tutto, il referendum è come sempre un gioco al massacro pericoloso, ma la realtà è che tutti si vive con più ansia, con una valanga quotidiana di dubbi, paure, timori, ombre. Lo dicono anche i sondaggisti, ma non ce n’era bisogno. Come tutti cantano Sanremo, così tutti l’hanno capito perché lo vivono sulla pelle: Mala tempora currunt. Settanta su cento temono per le bollette e per il tenore di vita, ma anche per tutto il resto che TV e giornali rovesciano nelle case.

L’ultima conferma arriva da Youtrend: «L’Italia è un Paese attraversato da un’ansia diffusa e strutturale. C'è la sensazione che l’equilibrio economico personale sia fragile e sempre a rischio. C’è la percezione di una stabilità che può venire meno: in casa, sul lavoro, nella vita sociale». L’Italia vive, insomma, una preoccupazione economica che non esplode, ma scava dentro: per le strade si coglie un nervosismo che rare volte ha raggiunto livelli così disarmanti; nelle famiglie il problema è sempre più spesso il futuro dei figli; poi naturalmente le liste d’attesa che restano lunghe, quella della spesa che si riducono di volume e aumentano di costo (+24% negli ultimi dieci anni).

Venticinque su cento sono convinti che le burrasche di casa nostra e quelle del pianeta si tradurranno in meno impiego, più lavoro povero, maggiore inflazione, aumento del costo della vita, una revisione dei progetti per il futuro. Anzi, c’è proprio chi, avendo un respiro più affannoso, preferisce non pensare a investimenti, acquisti in genere e in particolare di auto e case. L’allarme è alto. Alle percezioni mondiali e nazionali, si aggiungono poi le paure di ciò che succede e ci viene riversato dalla cronaca e da un giornalismo sempre meno di informazione, sempre più di commento, sempre più ricco di fake che di news. I delitti e le aggressioni di ragazzi armati colpiscono l’immaginario di tutti; il disastro di Crans Montana con i quaranta morti e decine di feriti impone una rivisitazione di modi e luoghi del divertimento; la frana di Niscemi, nota ma non curata da almeno 40 anni, lascia perplessi tutti; la ferocia di certi delitti come quello di Anguillara sconvolge chiunque; Zoe massacrata a Nizza Monferrato; i furti e le rapine nelle case non portano certo tranquillità; l’infermiere ucciso negli States; l’ICE alle Olimpiadi in Italia; i cortei violenti dell’Aska a Torino. A tutto questo si aggiunge una nebbia spessa e diffusa sul futuro economico: che ne sarà dell’industria dell’auto, fiore all’occhiello dell’Italia e ora fanalino di coda? La recessione in Germania e la crisi in Francia quali effetti produrranno? I dazi usati come clava da Trump? L’impasto è sicuramente esplosivo. E, infatti, continua a crescere il consumo degli psicofarmaci per molti, ma di più tra i giovani e i ragazzi (e questo è un segnale gravissimo). Il Rapporto OsMed 2025 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) compone una fotografia con tante ombre.

L’uso di ansiolitici, antidepressivi e antipsicotici è aumentato costantemente, certo con un picco nel 2020 durante la pandemia. Da allora, però, i consumi non sono più tornati ai livelli pre-Covid, anzi. Allora, spesso succede che le inchieste possano variare e non narrino fedelmente la situazione. Però, quando più fonti trasmettono lo stesso segnale, c’è del vero. E allora non basta chiedersi perché.


Gian Mario Ricciardi
NP marzo 2026

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