Discriminate

Pubblicato il 20-06-2019

di sandro

di Sandro Calvani - Salari intelligenti con sconto donna
Tu donna conti di meno, vali di meno, perché sei donna invece di uomo. Fa schifo, ma è vero in quasi tutto il mondo. Perfino le nazioni più ricche non sono ancora riuscite ad arrivare vicino a una delle conquiste più semplici ed ovvie dell’uguaglianza uomo-donna: il salario senza discriminazione di genere. Da quando, circa mezzo milione di anni fa, è comparsa sulla Terra la specie homo sapiens (uomo intelligente), poi curiosamente definita dagli scienziati con una parola di genere maschile e un aggettivo di genere neutro, migliaia di culture e di popoli si sono cimentati a ridurre la gran distanza di diritti tra persone, causata da un organello sessuale.

A denunciare ancora una volta con dovizia di particolari questa stupidità diffusa degli umani che si autodefiniscono intelligenti ci pensa il Global Gender Report 2018 del World Economic Forum (WEF), pubblicato a fine dicembre 2018. Il rapporto analizza anche tutte le altre forme di diverso trattamento che hanno mille sfumature; ma il primo punto, quello che potremmo definire la bandiera dell’homo stupidus, è proprio il salario. Infatti le donne in molti Paesi, specialmente quelle con economie più avanzate, sono relativamente ben istruite ma pagate relativamente poco. In circa la metà dei 149 Paesi inclusi nel rapporto, c’è un divario salariale inferiore alla media globale, che vede le donne pagate 65 centesimi per ogni dollaro pagato agli uomini che fanno lavori simili.

Le ragioni sono le più varie, tutte insufficienti a “giustificare” la discriminazione, da responsabilità genitoriali diseguali a sotto-rappresentazioni politiche, da stereotipi di genere profondamente radicati a uomini che chiedono semplicemente più soldi, offrendo solo il plusvalore di essere maschi. In molte nazioni qualcosa si muove ma con una lentezza impressionante. In tutto il mondo, la distanza media (ponderata per la popolazione) è di 32 punti su 100. La tendenza media va nella direzione giusta a ridurre il gap in 89 dei 144 Paesi osservati. Se si proiettano queste tendenze nel futuro si scopre che continuando così il divario di genere globale si chiuderà tra 108 anni nei primi 106 Paesi osservati. Le dimensioni più resistenti al cambiamento sono quelle di potere economico e politico che richiederebbero altri 202 anni per sparire del tutto.

I Paesi con il minor divario di genere complessivo non sono necessariamente uguali a quelli che pagano salari simili a uomini e donne. In realtà, solo tre Paesi nella top list dei 10 Paesi più virtuosi sono in entrambe le classifiche: Islanda, Finlandia e Filippine. E solo in tre dei 149 Paesi inclusi nel rapporto, le donne si prendono una piccola rivincita sulle altre discriminazioni e guadagnano più degli uomini: due Paesi africani e uno nel sud-est asiatico: Burundi, Camerun e la Repubblica democratica popolare del Laos.
Possiamo supporre almeno che i Paesi più sviluppati trattino le donne in modo più equo? Sì, ma purtroppo non è vero in tutti i casi. Se si mantengono i tassi attuali di miglioramento del divario, esso sparirà completamente in 61 anni nell’Europa occidentale. Ci vorranno invece 171 anni nell’Asia dell’Est e nel Pacifico, 165 anni nel Nord America, 153 anni nel Medio Oriente, 135 anni nell’Africa subsahariana, 74 anni nell’America Latina e nei Caraibi, e 70 anni nell’Asia meridionale.

Un caso emblematico è la Costituzione degli Stati Uniti, il Paese con una delle più grandi economie al mondo, che non garantisce in tutti i 50 Stati uguali diritti per le donne, sebbene il Congresso federale abbia approvato un emendamento sull’uguaglianza dei diritti nel 1972. 38 Stati avrebbero dovuto ratificare l’emendamento alla Costituzione affinché diventasse legge federale, ma solo 37 lo hanno fatto. Quindi se oggi un gruppo di donne ricorresse alla Corte Suprema per difendere il suo diritto di avere lo stesso salario e trattamento degli uomini, probabilmente perderebbe il caso perché per ora quella parità non è sancita dalla Costituzione. Curiosamente l’Europa insiste spesso con i Paesi poveri o le economie emergenti come la Cina, perché esse rispettino la parità di diritti sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dai trattati dell’Unione europea, ma non si prova nemmeno a fare lo stesso con gli Stati Uniti.

Nei Paesi dove alle donne viene offerto il miglior trattamento salariale, esse vengono pagate da 80 a 85% del salario degli uomini. Non c’è Paese al mondo dove si possa evidenziare un qualche vantaggio di queste pratiche ingiuste e stupide. Usiamo il cervello sapiens: l’8 marzo è vicino, prendiamolo sul serio.

Sandro Calvani
ORIENT EXPRESS
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

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