Disconnettersi, per stare meglio

Pubblicato il 03-04-2026

di Pierluigi Conzo

NEGLI ULTIMI ANNI SI DISCUTE SEMPRE PIÙ SPESSO DEL LEGAME TRA SOCIAL MEDIA E SALUTE MENTALE. I social ci connettono, informano, intrattengono, ma al tempo stesso vengono accusati di alimentare ansia, depressione e stress, soprattutto tra i più giovani. Finora, però, gran parte del dibattito si è basata su correlazioni: chi usa di più i social sta peggio, ma non è chiaro se sia l’uso dei social a causare il malessere o se siano le persone più fragili a usarli di più.

UN RECENTE STUDIO pubblicato sull’American Economic Review prova a rispondere a questa domanda in modo rigoroso. Gli autori hanno condotto il più grande esperimento mai realizzato sugli effetti della disattivazione dei social media sullo stato emotivo delle persone.

LO STUDIO HA COINVOLTO quasi 20mila utenti Facebook e oltre 15mila utenti Instagram negli Stati Uniti, nel periodo che ha preceduto le elezioni presidenziali del 2020, un momento particolarmente carico di tensione emotiva. Una parte dei partecipanti è stata incentivata economicamente a disattivare il proprio account per sei settimane, mentre il gruppo di controllo lo ha fatto solo per una settimana. Prima e dopo l’esperimento, i ricercatori hanno misurato i livelli di felicità, ansia e depressione attraverso dei questionari standardizzati.

I RISULTATI MOSTRANO CHE CHI HA DISATTIVATO FACEBOOK ha registrato un miglioramento dello stato emotivo pari a 0,06 deviazioni standard; per Instagram, il miglioramento è stato di circa 0,04 deviazioni standard. Si tratta di effetti statisticamente significativi, ma di entità moderata: è come far passare circa il 4% delle persone da sentirsi felici “a volte” a sentirsi felici “spesso”. Un altro modo di leggere questo risultato è il seguente: l’astensione dai social riduce di oltre la metà il deterioramento emotivo osservato in media durante il periodo elettorale, uno dei momenti di maggiore stress collettivo.

L’EFFETTO, PERÒ, NON È UNIFORME. Facebook incide soprattutto sugli utenti sopra i 35 anni, mentre per Instagram il miglioramento dello stato emotivo è concentrato tra le donne tra i 18 e i 24 anni. Gli autori collegano questo risultato alle caratteristiche specifiche dell’esperienza su Instagram, già evidenziate in altri studi: un’esposizione continua a immagini idealizzate e a dinamiche di confronto sociale basate sull’aspetto, che possono accentuare ansia e insoddisfazione, soprattutto nelle giovani. La disattivazione riduce proprio questo tipo di stimoli, più che il tempo complessivo trascorso online.

UN ASPETTO PARTICOLARMENTE INTERESSANTE RIGUARDA I MECCANISMI. Disattivare i social non ha portato, in media, a più tempo offline: gran parte del tempo “liberato” è stato semplicemente spostato su altre app. Questo suggerisce che il beneficio non derivi tanto dal ridurre l’uso dello smartphone in generale, quanto dall’evitare specifiche dinamiche proprie di Facebook e Instagram: esposizione continua a contenuti politici conflittuali, confronto sociale, flussi informativi emotivamente intensi.

IL MESSAGGIO DEGLI AUTORI È EQUILIBRATO: spegnere i social non è una cura miracolosa, ma ridurne l’esposizione può migliorare, almeno in parte, il benessere emotivo, soprattutto nei contesti di maggiore stress collettivo. Più che demonizzare la tecnologia, questo studio invita a interrogarsi su come la usiamo e su quali spazi lasciamo alle relazioni non mediate, al silenzio, alla riflessione.
 

Pierluigi Conzo
NP gennaio 2026

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