Dilettanti in TV

Pubblicato il 06-07-2026

di Michelangelo Dotta

La televisione, da sempre, fa da “splendida cornice” alla politica, la corteggia, la blandisce, ne vive in simbiosi i successi e le sconfitte mantenendo costantemente i riflettori accesi sui protagonisti più gettonati della scena italiana. Nessuno oggi sembra esente dalla seduzione del video, nessuno si nega a una comparsata e, purtroppo, quasi tutti i nostri rappresentanti eletti, si ritengono all’altezza del mezzo, pronti a mettersi in piazza pur di comparire, interloquire, dialogare, ammiccare, rispondere, ironizzare davanti a una telecamera. Lo spettacolo che ne consegue, spesse volte, troppe forse, è a dir poco desolante; la pochezza culturale dei nostri rappresentanti sugli scranni del potere viene amplificata dagli schermi, rimbalza tra social e piattaforme nella sua disastrosa povertà, mette in bella mostra la sua crassa ignoranza e ne fa slogan, bandiera a uso e consumo della pancia insaziabile di milioni di elettori che si riflettono compiaciuti nell’inconsistenza dei propri eletti.

La televisione di oggi, ormai completamente lottizzata, non è più specchio della società (come la si amava definire un tempo), ma specchio della politica, espressione diretta tradotta in pixel di un potere che la usa e la sfrutta per il suo personale tornaconto, senza più filtri di ogni genere così, diretta e cruda, senza ritegno e piena di spocchia. Dall’egemonia culturale di sinistra, pur con tutti i suoi difetti, siamo oggi passati al grande flop della cultura di destra, estremamente rapida ed efficiente nell’occupare le poltrone giuste del potere, ma assolutamente carente nella qualità e nella caratura degli occupanti; non perché in quell’area non militino personaggi capaci e preparati ma piuttosto proprio perché capaci e preparati, quindi anche obbiettivi e critici alla bisogna anche con il potere, vengono prudentemente tenuti alla lontana dalle ribalte nazional popolari. L’audience in calo (RAI), i programmi cancellati per mancanza di ascolti, le dirette inqualificabili all’inaugurazione ufficiale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, sono l’immagine più leggibile ed evidente di un flop annunciato che ha però radici lontane.

L’abbassamento del livello culturale generalizzato sta dando i suoi frutti e si riflette inequivocabilmente anche nei soggetti politici che guidano il Paese, nel loro più che modesto apparire, nel loro linguaggio da stadio, nella loro postura da capo-popolo poco propenso alla critica e a qualsiasi tipo di contestazione. Sicuramente il populismo, dopo la politica, ha devastato anche la televisione; le professionalità e le competenze non sono più richieste anzi, per certi versi sono fastidiose e pericolose, meglio un “avanzo di reality” o un raccomandato “in quota”, uno che mangia e parla come noi e il dilettante, un tempo eccezione, oggi in TV è diventato la regola.


Michelangelo Dotta
NP marzo 2026

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