Diario di cella

Pubblicato il 02-02-2026

di Chiara Genisio

Su Facebook compare un diario che ci racconta con lucidità cosa accade dentro il carcere. Il profilo è quello di Gianni Alemanno, politico italiano, incarcerato per scontare la sua pena.

Non entro nel merito della persona, del suo ruolo politico e delle motivazioni che lo hanno portato dentro a una cella. Ma quello che mi preme sottolineare è il racconto che lui, da carcerato, restituisce della sua quotidianità. I problemi, le urgenze che spesso si sottolineano quando si parla di detenzioni attraverso le sue parole si incarnano. Un cronista attento e puntuale. Ci restituisce la cronaca di un mondo, di un luogo dove la dignità della persona troppo spesso non viene rispettata. Luoghi fatiscenti e insicuri continuano a ospitare in celle sempre più affollate uomini di diverse culture e nazionalità.

Alemanno, dal carcere di Rebibbia nel 292° giorno di detenzione denuncia il grave peggioramento della situazione carceraria italiana e in particolare romana. Il crollo di una parte del tetto del carcere di Regina Coeli ha costretto al trasferimento di circa 300 detenuti, molti dei quali inviati a Rebibbia, già sovraffollato. Le celle vengono riempite oltre ogni limite, gli spazi comuni trasformati in dormitori, e il personale di sorveglianza resta invariato. Crescono tensioni, disagio e degrado, mentre vengono smantellate le poche attività rieducative e lavorative che funzionavano.

Un simbolo di questa distruzione è Luca, detenuto e coordinatore della pizzeria del reparto G8 di Rebibbia: un progetto virtuoso di imprenditoria carceraria che offre lavoro e formazione a molti detenuti. Nonostante fosse stimato da tutti e impegnato in percorsi universitari e di reinserimento, Luca viene improvvisamente trasferito in un altro carcere per un vecchio episodio disciplinare, pretestuosamente usato come motivo di “sicurezza”. Il suo allontanamento mette a rischio l’intero progetto della pizzeria e rappresenta, secondo Alemanno, la sconfitta della retorica sul lavoro come strumento di rieducazione e riscatto. Conclude denunciando l’ipocrisia delle istituzioni e dei politici che avevano elogiato e affermando che il sovraffollamento e la cattiva gestione carceraria stanno cancellando le poche speranze di rinascita per i detenuti.

Quello che davvero lascia sorpresi, è che le puntuali denunce affidate ai social poi non vengano riprese dai grandi media, da coloro che hanno il potere di cambiare davvero le situazioni. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a ciò che accade ogni giorno negli istituti penitenziari italiani.

 

Chiara Genisio
NP novembre 2025

 

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