Democrazia, la nuova frontiera
Pubblicato il 25-08-2025
«L’Europa della democrazia e della pace è la promessa nata con la Liberazione»: nei discorsi di David Maria Sassoli un messaggio chiaro per la società del futuro.
Ha scritto il filosofo tedesco Ernst Bloch – che dialogò con il pensatore protestante Jorgen Moltmann e, a suo modo, influenzò la sua “teologia della speranza”: «Un novum storico non è mai totalmente nuovo. Lo precede sempre un sogno o una promessa». L’Europa della democrazia e della pace è la promessa nata con la Liberazione, con le liberazioni di Fossoli, della Risiera di San Sabba, dei campi disseminati nell’Europa centrale, ma anche con le picconate che demmo al muro di Berlino riconquistando alla libertà i nostri Paesi dell’Est.
Occorre sempre ricordare che non basta credere di essere al riparo, e ribadire che l'orrore che ci travolse nasceva dentro grandi culture democratiche, liberali, progressiste anche, in un tempo di grandi invenzioni tecnologiche, di scoperte, di artisti, letterati e filosofi cosmopoliti e pieni di ingegno, ma tutti, tutti, incapaci di fiutare per tempo il pericolo del fascismo e del nazismo. Culture sicure che non fosse possibile un capovolgimento dei valori fondamentali di umanità e civiltà.
Quello che è accaduto è il risultato di società consapevoli dei diritti, ma incapaci di farli prevalere contro i pregiudizi e gli odi. Società dal temperamento anche pacifista, ma incapace di sradicare la pandemia della guerra. Società che si credevano migliori del proprio vicino, esasperando un antagonismo che ha trasformato l’amore per la propria terra in nazionalismo fanatico e criminale.
Giuseppe Dossetti – leader politico, costituente, monaco – scrisse che occorre mantenere «una lucida coscienza storica», per rendere sempre testimonianza veritiera agli eventi che sono accaduti e impedire negazioni, amnesie, volgari opportunismi. Ma aggiunse anche che la coscienza storica da sola non basta. La nostra coscienza deve essere “vigile”, capace cioè di «opporsi a ogni inizio di sistema di male, finché ci sia tempo». Ecco perché non possiamo permetterci di sottovalutare le manifestazioni di odio, violenza, discriminazioni che si manifestano nello spazio europeo.
Dobbiamo puntare sul dialogo: sviluppare dialogo è sempre diventare più ricchi. E dobbiamo mettere nel conto che la storia non si costruisce senza difficoltà, senza ostacoli, o solo intuendo gli obbiettivi e dichiarandoli. Confronto sempre, ma non per ricercare alleanze per vampirizzare gli altri o trovare un compromesso di potere, ma concentrandosi sullo stato della nostra democrazia e sulle priorità del nostro Paese. D’altronde, non si governa con pieni poteri la settima potenza mondiale; non servono pieni poteri per governare società complesse. Pieni poteri li chiedono coloro che si considerano autosufficienti e pensano che un uomo forte possa risolvere i problemi con la bacchetta magica o con l’uso della forza.
Dobbiamo investire su persona e comunità, sulla libertà dell’individuo e dei corpi sociali. È la moderna frontiera su cui si gioca una parte importante del modello sociale europeo, perché tutto il corpo delle relazioni sociali, civili, solidali sono la spina dorsale della democrazia. Anche questo è un portato della cultura cristiana che è diventato fondamenta della casa comune. E dobbiamo averlo chiaro perché la verticalizzazione dei poteri (economici, finanziari, anche geopolitici) sembra scoraggiare il protagonismo, l’autonomia e la responsabilità sociale.
Chi incendiò l’Europa trovò anche un cristianesimo spiritualmente impreparato, impegnato nella lotta alla modernità e illuso che la caduta dei regimi liberali fosse una rivincita della “cristianità” e non un orrore. A tutti noi interessa capire la lezione del “secolo breve” e quanto sul dolore il mondo cattolico sia riuscito in un’opera di riscatto e rinascita. Non vi è dubbio che toccherà proprio al cattolicesimo politico individuare nella democrazia e nei Parlamenti gli strumenti per invertire la rotta e metterci in sicurezza.
Costituzione ed Europa sono i termini della rinascita. In Italia, i costituenti cattolici – Giuseppe Dossetti, e con lui Aldo Moro, Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira, Costantino Mortati, la professoressa Bianchini– seppero disegnare quel capolavoro che è la nostra Costituzione: intrisa di un personalismo che non ha l’odore di un incenso stantio e strumentale, ma il profumo di una passione di verità cristiana che i cattolici hanno il dovere di opporre a chi ancora oggi – in Polonia, in Ungheria, in Italia – osa agitare i simboli della nostra fede come amuleti, con una spudoratezza blasfema.
Mussolini in un famoso discorso ai Fasci di combattimento disse: «Dobbiamo riuscire a trasformare la paura in odio». Noi oggi, molti anni dopo, dobbiamo trasformare la paura in solidarietà. Perché la solidarietà è moltiplicatrice di benessere, e anche di sicurezza. Ma questo è possibile solo con una società viva, plurale, dialogante, sorretta da principi di umanità: non una società di monadi separate, ma di solide interrelazioni. Chi può continuare a dire, con fierezza, nel mondo di oggi che le libertà individuali sono un patrimonio inviolabile? Se gli europei potranno continuare a dirlo, i cristiani potranno dire di aver fatto un buon lavoro.
A cura della Redazione
NP approfondimento
NP maggio 2025




