Dalla parte della vita
Pubblicato il 14-02-2025
Da sempre la medicina si batte per la salute e per la vita, contro la malattia e contro la morte: non può cambiare schieramento. Jérôme Lejeune (1926-1994)
Lejeune, medico genetista francese, fu lo scopritore della Trisomia 21, la sindrome di chi nasce con un cromosoma in più. Negli anni ’50 questi bambini erano chiamati in modo dispregiativo “mongolini”, ora si definiscono “portatori della sindrome di Down”, dal nome del medico inglese che ne aveva studiato l’origine anni prima. Lejeune si dimostrò quindi un pioniere in campo genetico, grazie a lui furono incoraggiati gli esami prenatali e, conseguentemente alle sue convinzioni religiose – è un fervente cattolico -, vennero messi in discussione decisioni largamente condivise come la soppressione dei feti “deformi”.
Nel corso di una premiazione negli Stati Uniti, il suo invito ai colleghi a scegliere la vita e rifiutare l’eugenetica fu male accolto e Lejeune da allora venne emarginato da parte della comunità scientifica internazionale.
Gli furono tagliati i fondi per la ricerca e i suoi collaboratori licenziati. Nonostante questo, molti continuarono a credere in lui, Paolo VI lo nominò membro della Pontificia Accademia delle Scienze e Giovanni Paolo II nel 1994 lo nominò primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Muore a Parigi il 3 aprile 1994, giorno di Pasqua, a 68 anni. I cosiddetti “mongolini” di un tempo ora sono inseriti pienamente nel mondo sociale e lavorativo, facendo del loro cromosoma in più una chance e non più uno stigma.
Annamaria Gobbato
NP novembre 2024




