Da sopravvissuto a testimone
Pubblicato il 29-06-2026
Ogni 27 gennaio appare al quirinale per la Giornata della Memoria dell’Olocausto. Più smagrito, la voce affaticata, lo sguardo stanco. Ha confessato una volta: «Non posso dirvi tutto quello che hanno visto i miei occhi!». Ciò che hanno veduto quegli occhi ad Auschwitz-Birkenau non potrà mai essere pienamente compreso. «Mi dicono: sei uscito vivo da Auschwitz. No, io sono ancora là, non potrò mai uscire di là. Cerco di essere come voi, ma non posso. Io sono rimasto ancora là».
Sami Modiano non è mai uscito dal lager. Ne è stato inghiottito all’età di tredici anni, vi ha perduto parenti e amici. In quell’inferno sulla terra ha guardato in faccia la negazione dell’umanità e della compassione, il male assoluto senza redenzione, l’orrore irrimediabile, il disprezzo, l’odio, la violenza bestiale dell’uomo sull’uomo.
La prigionia di sami è durata dal luglio 1944 alla liberazione del 27 gennaio 1945. Pochi mesi, in fondo. In realtà vi è rimasto per tutto il resto della vita, fino a ora, quando ha superato i 95 anni. Tutto ciò che è venuto dopo, porta il segno incancellabile di quei giorni. Ne è marchiato nel corpo e nell’anima, indelebilmente, come il numero che gli fu tatuato sul braccio.
B7456. Nel lager ha perduto il papà Giacobbe e la sorella Lucia, entrati con lui senza più uscirne. Sfuggito alla morte almeno un paio di volte e riemerso nel mondo dei vivi, comprende ben presto di essere rimasto laggiù. È ancora, sarà finché vivrà, il numero B7456, il ragazzino ebreo destinato a passare per il camino di Auschwitz-Birkenau, perdendosi nel vento «con altri cento».
Sopravviverà per decenni ai suoi fantasmi, senza mai parlarne, per non rivederli più, per lasciarli giacere nel fondo dell’animo. Finché un giorno lo riportano là, insieme ai ragazzi delle scuole. E Sami Modiano, da sopravvissuto, diventa testimone. Dirà alla moglie: «Ho capito perché sono sopravvissuto! Per raccontare la storia di quell’orrore, per trasmettere agli altri una testimonianza, in nome di tutti quelli che non ce l’hanno fatta».
Non tacerà più, Sami, accorrerà ovunque lo inviteranno: «Da allora ho cominciato a parlare e a raccontare, girando per le associazioni e le scuole di tutta Italia e pentendomi di non aver iniziato a farlo prima. Era quello il motivo per cui ero stato risparmiato e allora ho giurato di non fermarmi più». Così i morti di Auschwitz non saranno dimenticati: «Io oggi parlo per loro».
Renzo Agasso
NP marzo 2026




