Il Crocifisso di San Francesco

Pubblicato il 07-06-2026

di Chiara Dal Corso

Si tratta del crocifisso davanti al quale San Francesco d’Assisi pregava all’inizio della sua conversione, nella piccola chiesa un po’ diroccata di san Damiano, e dove, intorno all’anno 1205-1206, proprio guardandolo, Francesco sentì l’invito del Signore a «riparare la sua Casa». Inizialmente egli interpretò letteralmente questo invito, occupandosi di restaurare le mura della piccola cappella, con l’aiuto di altri amici e frati, che sarebbe diventata poi la sede delle prime clarisse finché visse santa Chiara. Tutti sappiamo come poi maturò la sua vocazione e la comprensione di quell’invito che coinvolgerà tutta la sua vita e il suo stesso corpo, nella sequela radicale di Cristo e nell’amore alla sua Chiesa, con la fondazione anche dell’ordine francescano. Un’icona che gli fa da testimone non solo per tutti i francescani, ma per tutti i cristiani, in Italia e nel mondo, che abbiano conosciuto la sua vita.

È anche un capolavoro dal punto di vista artistico. Risale agli anni tra il 1000 e il 1050, realizzata da un artista anonimo, probabilmente monaco, forse di origine siriana ma non è accertato. Certamente si ispirò ai vangeli per la sua realizzazione, in particolare alla passione raccontata da Giovanni. La cosa che più la contraddistingue, infatti, è di essere una croce gloriosa, dove Cristo non è morto, e non è “appeso” ad essa, ma sta in piedi, con gli occhi aperti e il volto sereno, le braccia allargate come in un gesto volontario, un abbraccio accogliente rivolto a tutta l’umanità. Non ha la corona di spine, ma l’aureola cruciforme che gli appartiene in tutte le icone. Un Cristo che non “subisce” la croce ma la sceglie, la ama e la rende il suo trono di gloria, la via per vincere la morte e per aprire le porte del Paradiso e salvare tutti gli uomini con il suo dolore, l’offerta di tutto se stesso, della sua stessa vita e del suo sangue. Una croce che mette in risalto quindi il grande amore di Cristo, che vince la morte e salva. In alto vediamo la sua ascensione al cielo, rivestito regalmente, verso il Padre, circondato dagli angeli. Ai lati delle mani, troviamo due santi, non identificabili, perché privi del nome, mentre sotto le sue mani e le gocce di sangue che gronda da esse, ci sono due coppie di angeli.

Nella parte centrale, ai lati del corpo di Gesù, ci sono i personaggi narrati dal vangelo di Giovanni, ognuno con il proprio nome, secondo le consuetudini iconografiche: sotto la ferita del costato, troviamo Maria la madre di Gesù, Giovanni stesso, e – più piccolo – il soldato che trafisse il cuore di Gesù con la lancia, che la tradizione chiama Longino. Dall’altro lato troviamo invece Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e il centurione, con altre persone dietro di lui, forse la folla o i futuri cristiani.

In basso, vicino alla gamba destra troviamo un piccolo gallo, che indica il sorgere della nuova vita. Mentre sotto i piedi di Gesù, bagnati dal suo sangue, ci sono sei figure di santi, che restano ignoti perché l’immagine è molto consumata, probabilmente a causa dei baci e della devozione dei fedeli. Una meravigliosa icona da amare e da contemplare, davanti alla quale possiamo unirci allo sguardo di amore di Francesco, per immergerci con lui nella contemplazione della passione di Cristo, come un messaggio di grande speranza.


Chiara Dal Corso
NP Febbraio 2026

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