Cresce il male “dentro”
Pubblicato il 23-12-2025
Il male “dentro” si manifesta in tanti piccolissimi, a volte insignificanti, segni: aumenta il numero di facciate di palazzi inquinati da scritte che sono spesso l’alfabeto del disagio; tutto ciò che ha il marchio di pubblico viene maltrattato (dai treni agli autobus, dalle scuole di periferia ai licei e le università del centro); nei parchi poi c’è di tutto (scritte, insulti, strumenti per pesare la droga abbandonati); addirittura si sta arrivando adistruggere o rendere inutilizzati defibrillatori e pompe antincendio che salvano le vita.
Non è solo vandalismo quello che dilaga con panchine rotte, pensiline rovinate, tornelli dell’acqua sporcati. Questi atti non sono sempre il risultato di pochi teppisti. Esiste, infatti, una crisi di valori che permea la società, un’assenza di educazione civica che si riflette in comportamenti distruttivi. Dietro questo vandalismo, si cela una vera e propria mancanza di consapevolezza, soprattutto da parte dei più giovani. Non si stanno soltanto perdendo dei beni, ma anche la capacità di comprendere il valore della vita. E lo si vede nei movimenti delinquenziali delle baby gang soprattutto in città, nelle barriere, ma anche nei piccoli comuni dove la noia fa il paio con il disagio. Lo prova l’aumento delle aggressioni in strada. Si commette una violenza e la si mette in rete. Siamo alla follia. Non è un caso che i repartini psichiatrici degli ospedali siano sold out; non è il caso che le richieste del bonus psicologi siano ben superiori ai soldi stanziati dal governo. La coreografia è drammatica: gruppi di ragazzi che girano a vuoto, bande di centro e di periferia, spaccio, drink, coma etilici nei Pronto Soccorso sempre più frequenti, ricatti e violenze via web con suicidi.
Non basta riparare i danni, ma è necessario affrontare il problema alla radice. È fondamentale non permettere che la società si riduca a questo. Anche il rapporto istat certifica una condizione diffusa di fragilità. In Italia, quasi un quarto della popolazione è a rischio esclusione sociale. È tempo di iniziare a discutere seriamente di comeeducare le future generazioni. La consapevolezza può fare la differenza, e ciascuno può contribuire a costruire una società più rispettosa e consapevole.
Certo, c’è un esercito di gente che fa sport, danza, ginnastica, animazione. Sono seguiti e si sentono realizzati. Ma molti altri, invece, si ritrovano sui marciapiedi, organizzano feste senza limiti, urlano, spaccano, sfasciano auto e moto. Il disagio va cercato là. Per fortuna, ci sono gli oratori che con lo sforzo incredibile, generoso, gigantesco di grandi preti e volontari portano avanti, ma non basta. Lo Stato nella futura finanziaria deve, se vuole fermare o ridurre il malessere, investire nelle biblioteche, nella scuola, nella cultura e nei centri che favoriscono l’incontro tra tutti e la crescita comune. Perché anche lo stop alla violenza passa proprio dall’incontro.
Gian Mario Ricciardi
NP ottobre 2025




