Costruire l’Europa oggi
Pubblicato il 25-08-2025
Nel 2024 si è celebrato il 150° anniversario della nascita di Luigi Einaudi, uno dei padri della Repubblica italiana. Figura di rara coerenza morale e intellettuale, economista rigoroso, pensatore liberale, europeista convinto, Einaudi seppe leggere gli snodi e le opportunità di un tempo nuovo. Le sue riflessioni sul federalismo europeo, sulle libertà civili ed economiche, sui vincoli sociali e le responsabilità dello Stato sono oggi di straordinaria attualità, in un contesto internazionale attraversato da nuove crisi sistemiche. Riscoprire l’eredità di Einaudi significa interrogarsi sul cammino dell’Unione Europea e sulla qualità democratica delle nostre istituzioni. Significa tornare a chiederci che tipo di Europa vogliamo costruire oggi.
Fu un grande sostenitore dell’unità europea, sin dal suo articolo su La Stampa del 20 agosto 1897 su Gli Stati Uniti d'Europa. Il suo pensiero si sviluppa in una stagione in cui l’Europa fu lacerata da ben due guerre mondiali, ma cominciava a sognare la pace. L’Europa, per Einaudi, non doveva essere solo una costruzione economica, ma una comunità di popoli liberi, uniti da principi condivisi, forgiati «dall'amore fraterno e da ideali umanistici».
«Solo l’unione federale potrà impedire la guerra e rendere feconda la libertà», scriveva Einaudi nel 1944. E nel 1947, all'Assemblea costituente, affermava che «noi riusciremo a salvarci dalla terza guerra mondiale s o l o se noi impugneremo per la salvezza e l'unificazione dell'Europa, invece della spada di Satana, la spada di Dio; e cioè invece dell'idea della dominazione della forza bruta, l'idea eterna della volontaria cooperazione per il bene comune».
Per lui, la pace non era un risultato automatico della fine dei conflitti armati, ma un processo politico da costruire attraverso istituzioni comuni, scelte coraggiose, cultura civica condivisa. A distanza di decenni, quell’Europa è tutt'ora in costruzione, come ripeteva David Sassoli. L’Unione Europea ha realizzato conquiste importanti – la moneta unica, la libera circolazione, la cooperazione ambientale e tanto altro– ma fatica a rispondere con voce unita alle crisi globali e ha sinora fallito nel superare gli eserciti nazionali, per una vera difesa comune.
In questo quadro, il 25 aprile appena celebrato – nell'80mo della Liberazione dal nazifascismo – non è solo una rilevante ricorrenza nazionale, ma una lezione di storia viva. Fu proprio da quelle lotte per la libertà che nacquero le basi democratiche del continente: il rifiuto del totalitarismo, la centralità dei diritti, la dignità della persona, il primato della legge, la pace in Europa, finalmente.
Riflettere sul legame tra Resistenza e progetto europeo significa capire che l’Unione è nata dalla spinta di un desiderio di pace, giustizia e coesione. Per questo fare l'Europa è anche e prima di tutto una sfida culturale ed educativa: conoscere certo i vantaggi dell’Unione, ma anche la sua storia, i suoi valori, le sfide vinte e quelle a metà, per sentirsi parte di un inedito progetto storico. Riscoprire Einaudi nelle scuole, così come raccontare la Resistenza in chiave europea, può aiutare a formare cittadini più consapevoli e partecipi.
La libertà è un bene fragile. Lo ricordava Norberto Bobbio: può essere persa anche senza che ce ne accorgiamo. Non si difende da sola. Richiede memoria, impegno, responsabilità. Einaudi aveva capito che libertà e pace non sono conquiste permanenti, ma traguardi da riconfermare ogni giorno, con scelte concrete, perseveranza, sconfitte e ripartenze.
Scriveva ancora Einaudi nel 1954: «La necessità di unificare l'Europa è evidente. Gli Stati esistenti sono polvere senza sostanza. Nessuno di essi è in grado di sopportare il costo di una difesa autonoma. Solo l'unione può farli durare. Il problema non è fra l'indipendenza e l'unione: è fra l'esistere uniti e lo scomparire».
La costruzione europea è questa scelta. Tocca a noi oggi renderla più giusta, più democratica, più inclusiva, più generatrice di pace e di progresso sostenibile per il mondo intero. Perché la memoria dell'eredità preziosa che ereditiamo sia ancora linfa vitale per il nostro futuro.
Luca Jahier
NP approfondimento
NP maggio 2025
Luigi Einaudi è stato un protagonista molto importante della storia italiana, prima come economista e poi come uomo politico italiano. Nato a Carrù, in provincia di Cuneo, nel 1874, divenne professore universitario di scienza delle finanze presso l’Università di Torino dal 1902. Nel 1919 divenne senatore del Regno. Oltre all’attività accademica, ricordiamo le sue collaborazioni con quotidiani come La Stampa e il Corriere della Sera e la direzione della Riforma sociale (1908-35) e della Rivista di storia economica (1936-43). Ha mantenuto un atteggiamento di opposizione al fascismo ed è stato uno dei più importanti sostenitori del federalismo europeo.
Dopo l’8 settembre 1943, ha ricoperto la carica di governatore della Banca d'Italia (1945-48), deputato alla Costituente, ministro del Bilancio (maggio 1947) e – infine – presidente della Repubblica Italiana (1948-55). Ruolo che ha interpretato con estremo rigore.
Al termine del suo mandato è tornato a svolgere attività parlamentare e pubblicistica, difendendo e promuovendo il liberismo classico di cui è stato uno degli interpreti più importanti. Einaudi è morto a Roma nel 1961.




