Consenso artificiale
Pubblicato il 02-09-2026
IMMAGINIAMO DI VIVERE IN UN MONDO IN CUI OGNI NOSTRA OPINIONE VIENE SUBITO CONFERMATA DA UN GREGGE DI PERSONE SCONOSCIUTE. Ovunque guardiamo, troviamo qualcuno che la pensa come noi. Il dissenso scompare, il confronto si assottiglia: il consenso sembra totale. Probabilmente diventeremmo più sicuri delle nostre convinzioni, meno disposti a metterle in discussione. Chi la pensa diversamente potrebbe apparirci come una minoranza irrilevante, o addirittura come qualcuno fuori dalla realtà. Il rischio è duplice: da un lato ignorare il dissenso, dall’altro irrigidire le posizioni, alimentando il conflitto proprio perché convinti di avere la maggioranza dalla nostra parte.
UN RECENTE ARTICOLO PUBBLICATO SU SCIENCE introduce un’ipotesi coerente con questo possibile scenario: una parte di tale consenso potrebbe essere artificialmente generata da sistemi di Intelligenza Artificiale che agiscono in modo coordinato. Gli autori parlano di AI swarms, sciami di agenti digitali capaci di interagire tra loro e con gli utenti, generando contenuti, adattandosi al contesto e simulando dinamiche sociali su larga scala.
PER CAPIRE PERCHÉ QUESTO È RILEVANTE, è utile richiamare alcuni concetti noti nelle scienze sociali ed economiche. Il primo è il false consensus effect: tendiamo a sovrastimare quanto le nostre opinioni siano condivise dagli altri. Se percepiamo che molti la pensano come noi, rafforziamo quella convinzione; se crediamo di essere in minoranza, possiamo rivederla o non esprimerla.
GLI SCIAMI DI AI POSSONO SFRUTTARE ESATTAMENTE QUESTO MECCANISMO. Non si limitano a diffondere contenuti, ma creano l’illusione di un consenso diffuso, basato su una molteplicità di voci apparentemente indipendenti che convergono sulla stessa narrativa. Questo “consenso sintetico” non nasce da un reale accordo tra individui, ma da una produzione coordinata di “segnali” sociali: commenti, condivisioni, approvazioni e ripetizione di uno stesso messaggio, che simulano il supporto di una comunità in carne e ossa. Il fenomeno si inserisce in un contesto in cui gli ambienti digitali già tendono a favorire echo chambers e filter bubbles: spazi in cui gli utenti sono esposti soprattutto a contenuti e opinioni simili ai propri, anche a causa degli algoritmi che selezionano i contenuti. In questi contesti, il confronto si riduce e le convinzioni si rafforzano. Gli sciami di ai possono quindi amplificare ulteriormente queste dinamiche, entrando nelle comunità, adattando linguaggi e codici culturali e rafforzando percezioni già esistenti. Rispetto ai bot tradizionali, il salto qualitativo è significativo. Questi sistemi possono mantenere identità coerenti nel tempo, adattarsi alle reazioni degli utenti e coordinarsi tra migliaia di account. Possono inoltre testare rapidamente diverse varianti di messaggio e amplificare quelle più efficaci. In questo modo, la manipolazione non è più episodica, ma costante e adattiva. Le conseguenze non si limitano alla diffusione di informazioni false. Il rischio più profondo è l’erosione delle condizioni che rendono possibile un dibattito pubblico affidabile. La “saggezza delle masse” funziona solo quando le opinioni sono indipendenti. Se invece sono influenzate da segnali artificiali, il processo collettivo perde affidabilità.
UN ULTERIORE ELEMENTO CRITICO È LA FIDUCIA. Quando diventa difficile distinguere tra interazioni autentiche e contenuti generati artificialmente, può indebolirsi la fiducia nelle piattaforme e negli altri utenti. Questo può portare a disimpegno, a una maggiore polarizzazione, alimentata dalla percezione di avere dalla propria parte un consenso più ampio di quanto sia reale, o alla migrazione verso spazi chiusi, riducendo ulteriormente il confronto tra posizioni diverse.
LA SFIDA NON RIGUARDA, QUINDI, SOLO LA VERIDICITÀ DELLE INFORMAZIONI, ma anche la struttura delle interazioni che generano il segnale informativo. Se il consenso è simulato, diventa più difficile capire cosa gli altri pensino davvero. In un contesto democratico, dove le opinioni contano proprio perché sono espressione di individui reali, questa distinzione non è un dettaglio, ma una condizione essenziale.
NP maggio 2026
Pierluigi Conzo




