Con la commozione nel cuore

Pubblicato il 06-06-2026

di Ernesto Olivero

Cari amici, questo 2026 raccoglierà tante occasioni per dire grazie a Dio e a tante donne e uomini di buona volontà che negli anni hanno accettato di lasciare dietro di sé la sicurezza di una casa, di un lavoro, di una famiglia per regalarla a tanti che vivevano l’abbandono: a San Paolo del Brasile, a Madaba in Giordania, a Pecetto Torinese.
Questi mesi vivranno altrettanti anniversari di fondazione. Ne daremo conto nei prossimi numeri della rivista, intanto anticipiamo qui la commozione di Ernesto Olivero, “papà” degli Arsenali del Sermig sparsi per il mondo.


TRENTA ANNI FA ABBIAMO DETTO SÌ A UN INVITO DI DOM LUCIANO MENDES DE ALMEIDA E DEL CARDINALE PAULO EVARISTO ARNS, e abbiamo così accolto la richiesta della Chiesa di San Paolo di portare la nostra esperienza di accoglienza dei poveri in Brasile. Abbiamo accettato di prenderci carico del grande complesso conosciuto come “Casa del dolore” per aver accolto le sofferenze di migliaia di uomini, donne, bambini che dall’Europa migravano in cerca di fortuna in Brasile. Se sopravvivevano a malattie e stenti, venivano inviati nelle grandi piantagioni di caffè a sostituire gli schiavi. Dal 1996 è conosciuto come Arsenale della Speranza, rifugio per tanti amici senza casa, possibilità di cambiamento della propria vita. Quanto mi mancano quelle mura che mi hanno accolto centinaia di volte e quei viali dagli alberi secolari dove ho passeggiato stringendo mani e scambiando sorrisi con i nostri 1.200 ospiti!
Dopo trent’anni, voglio ringraziare il Signore per questa incredibile chiamata che ci ha cambiato la vita.
Ringrazio gli amici chi hanno detto sì – chi per un tempo, chi per tutta la vita – a questa chiamata nella chiamata e sono partiti sulla fiducia, condividendo la loro vita con un mondo nuovo.

MA QUEST’ANNO SONO ANCHE VENTI ANNI CHE SIAMO IN GIORDANIA, A MADABA. Non l’avremmo mai immaginato ma anche lì abbiamo risposto sì all’invito del patriarca di Gerusalemme e del vescovo di Amman per essere una presenza di cura verso bambini e giovani disabili, i più fragili di quella terra. Quante lacrime, quante prove, quante sofferenze in quella terra benedetta dai passi di Gesù! Eppure, ci ha sempre accompagnato anche la certezza che la gioia dei bimbi del nostro centro e delle loro famiglie era il segno della presenza di Dio che ci incoraggiava a restare. Nel cuore ho solo grazie per chi ha accettato di partire e di restare a nome di tutti noi. In particolare, Maria Teresa che è stata il chicco di grano caduto in terra per portare frutto (Gv 12, 24).

PER UN CASO CHE CASO NON È, QUEST’ANNO SONO ANCHE DIECI ANNI DI VITA DELL’ARSENALE DELL’ARMONIA PRESSO L’EREMO DI PECETTO, un tempo abitazione di monaci camaldolesi. Non è lontano da Torino, ma ha la struttura di un Arsenale ed è bello ricordare che anche lì ci sono amici che si spendono per giovani e famiglie che vivono grandi difficoltà, soprattutto a causa di malattie gravi o handicap pesanti...

NON SCRIVO TUTTO QUESTO PER VANTO, NON VOGLIO CELEBRARE IL PASSATO, ma desidero rendere grazie a Dio con voi perché si è servito di noi pochi, di noi piccoli, di noi poco dotati per fare più di quanto avessimo mai pensato. Noi possiamo davvero dire che con il nostro poco Lui ha fatto molto. Ci ha fatto partecipare al Suo disegno di pace che è il Regno in mezzo a noi.
Ci ha permesso di trasformare luoghi di morte, luoghi di dolore, luoghi abbandonati in case accoglienti, aperte a tutti, per lasciare alla gente un segno che parla da solo del progetto di pace che è nel Suo cuore, per darci fiducia che nulla e nessuno lo può arrestare, è Lui che lo porta avanti comunque, sia che si vegli, sia che si dorma (Mc 4, 26-27).
 

Ernesto Olivero
NP febbraio 2026

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