Complimento

Pubblicato il 02-06-2026

di Fabio Arduini

Chiamiamo complimenti le manifestazioni di felicitazioni che si indirizzano a una persona che ha appena compiuto qualcosa non da poco. E che per questo è degna di lode. La storia della parola parte, ancora una volta, dal latino, con il verbo complere significa che “colmare”. E parla quindi di una pienezza. Arriva a noi attraverso lo spagnolo cumplimentar, a sua volta derivato dal più semplice cumplir che significa “compiere”. Ogni complimento è un rivolgersi alla storia, consapevolmente oppure no. L’esempio più facile? Festeggiare con l’espressione «auguri di buon compleanno», che in effetti consiste nel celebrare il genetliaco con un’occhio al passato e uno al futuro: uno rivolto a ciò che è stato compiuto, l’anno appena trascorso, e l’altro augurando il buono per l’anno che verrà. Nel nocciolo della nostra parola sono fusi il significato di pienezza, la lode, ma anche l’affetto e la vicinanza. Questi ultimi due significati costituiscono un apporto che proviene dal prefisso. Le prime tre lettere sono nient’altro che la preposizione “con”, leggermente modificata per adattarsi alla p della pienezza, e affermano a chiare lettere che ogni impresa, ogni compito, ogni anno portati a conclusione sono fatti sempre anche di piccoli o grandi contributi da parte degli altri. È proprio vero che guardare alle parole insegna a proteggersi da inutili orgogli immotivati.


Fabio Arduini
NP febbraio 2026

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