Complementari

Pubblicato il 08-09-2025

di Gianfranco Cattai

Alcuni giorni fa rileggevo quanto il presidente della CEI, il cardinal Matteo Zuppi, aveva detto a Bologna nel 2022 ai membri di Retinopera. E lo ripensavo in termini di associazioni, movimenti, organizzazioni sui territori. Lo riprendo perché è normale che noi, associazioni laicali, soggetti del terzo settore, sentiamo la diversità come ricchezza ma francamente non è normale che ci sentiamo complementari. E forse è un esercizio che dovremo fare a beneficio gli uni degli altri e del bene comune.

Riprendo le parole di Zuppi: «Voi avete cercato sempre di camminare insieme, faticosamente perché – come ha accennato prima Gianfranco, – non è così facile farlo. Solo camminando insieme scopriamo la nostra complementarità e anche la necessità che abbiamo l’uno dell’altro! Camminando capiamo anche che più che sui confronti possiamo applicarci sulla complementarità, sulla necessità che abbiamo gli uni degli altri. È faticoso cercare la complementarità, perché significa pensarsi in relazione agli altri, e spesso questo lo si vive come una riduzione del proprio ruolo, del proprio carisma, del proprio dono, della propria realtà. Invece dobbiamo tutti sintonizzarci al contrario: la complementarità non toglie nulla, ma arricchisce, e non è per niente scontata, anzi abbastanza faticosa. Ne abbiamo bisogno».

Certo dobbiamo applicare creatività, fantasia, reciprocità, per pensare in modo complementare. Però è chiaro che ai molti bisogni della nostra comunità e società, delle nostre parrocchie e quartieri, vivere la complementarietà significherebbe dare più concretezza al welfare.

Lo sforzo di armonizzarci nella complementarietà sembra utopia: forse però l’approfondimento del concetto di complementarietà potrebbe essere utile a tutti. Capire a cosa potrebbe servire operativamente la complementarietà potrebbe essere vantaggioso per tutti. Ci sono dei temi e dei problemi che sembrano assolutamente privi di qualsiasi soluzione per ciascuno di noi: forse se ci pensassimo in modo complementare qualche soluzione potremo tentarla. E ovviamente per poterlo fare bisogna che ci riconosciamo, ci stimiamo, ne capiamo l’utilità. E bisogna che otteniamo il riconoscimento da soggetti altri, pubblici e privati. Insomma un vero percorso in salita, capace però di dare dei risultati senza il presupposto del dio denaro.


Gianfranco Cattai
NP maggio 2025

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