Colazione
Pubblicato il 03-07-2025
Chiamiamo colazione qualcosa. Che cosa di preciso, è presto immaginato; ma a ben vedere così preciso poi non è. Culture, famiglie, individui... la declinano in tempi, rituali, calorie molto diverse. Per esempio chi prende al massimo un biscotto con il caffè e chi inizia la giornata ispirato dal detto «colazione da re, pranzo da principe e cena da povero». Dentro il suo vocabolario si trovano invece le tracce evidentissime della profonda influenza che ha avuto la tradizione monastica europea. Che ha permeato la cultura plasmando il modo con cui oggi iniziamo la giornata. E che per giunta lo ha fatto seguendo almeno tre diverse vie, accomunate dalla tensione per organizzare la vita con saggezza e moderazione. A partire dalla prospettiva più generale del rapporto del cibo con il tempo, ecco che oltralpe e oltremanica il pasto del mattino è quello che toglie il digiuno: de-jeuner indica la conclusione del digiuno, parola che nell'inglese più antico corrispondeva proprio a fast che ha composto la parola breakfast. La seconda e la terza via si intrecciano alle origini del termine italiano colazione, che scaturisce sia dalla collatio, l'atto di raccogliere insieme il cibo per condividerlo e per non sprecarlo, sia dalle Collationes, gli scritti di un autore dei primordi monastici, di san Giovanni Cassiano, che san Benedetto amava tanto da chiedere ai monaci di rompere il digiuno ascoltando in silenzio i suoi insegnamenti letti a voce alta. Come a dire che l'uomo non è solo un digestore da riempire, ma un corpo che nella giornata potrà risuonare di ciò di cui si è nutrito.
Fabio Arduini
NP marzo 2025




