Ciò che rende liberi
Pubblicato il 14-07-2025
In una società sempre più composita, una delle cose che maggiormente appare come necessaria, è la possibilità di comunicare. Nel tempo di una generazione, si è passati da un ambiente ristretto, in cui le persone sconosciute o diverse erano rare e chiedevano uno sforzo per permettere un vero incontro, al fatto che, anche in un piccolo paese di provincia, si incrociano persone di varie nazionalità, colore e culture e ci si trova nella necessità di fare uno sforzo per uscire da se stessi e dalla facilità di una comunicazione fatta di poche parole, di cui ognuna era portatrice di un’abbondante conoscenza comune, in genere veicolata dall’uso del dialetto, al fatto che ogni parola rischia di aver bisogno di una lunga spiegazione, che ogni incontro è scelto e accettato o rifiutato, che un sorriso può aprire delle porte e uno sguardo distratto può provocare delle ferite.
Tutti ormai siamo sfidati a uscire da una routine appresa fin dalla giovinezza per avere una vita i cui contatti chiedono una riflessione. George Washington, colui che ha operato l’indipendenza degli Stati Uniti dal Regno inglese, si è trovato a indicare una strada nuova: quella della libertà, che nessun Paese dell’epoca conosceva, e ha svolto un ruolo importante nella comprensione di cosa significhi guidare un Paese democratico, soprattutto perché, nei primi anni della Repubblica, nessuno sapeva come dovesse agire un leader democraticamente eletto. Washington sapeva che qualsiasi cosa avesse fatto sarebbe diventata lo standard per chiunque fosse venuto dopo di lui. «Sto camminando su un terreno inesplorato», scrisse nel 1790, l'anno successivo all'assunzione della presidenza. «Non c'è quasi nessuna parte della mia condotta che non possa essere presa come precedente in futuro». Forse non possiamo scrivere di noi stessi parole così forti, ma viviamo in un’epoca in cui dobbiamo cercare vie e spazi per salvare la nostra libertà e aiutare gli altri a essere gelosi della loro, senza abusare del prossimo.
Essere un buon cittadino e un buon leader significava, per Washington, vivere una vita morale e operosa. In tal modo ha dato ai suoi concittadini la coscienza della libertà, che si è man mano sviluppata ed è riuscita, anche se c’è voluta una guerra dolorosa, a liberare gli schiavi e ha fatto della sua Patria un testimone della libertà, che ha influenzato tutto il mondo occidentale.
Non è stato né semplice né facile educare un popolo alla libertà: una libertà che era più un’attenzione agli altri che a se stessi, perché se non si è operatori di libertà per coloro che ci circondano, non riusciamo neanche a essere persone libere nella nostra stessa sfera. Le reti con cui leghiamo gli altri ci avviluppano e senza che ce ne accorgiamo diventano delle prigioni per noi.
La coscienza che Washington aveva di essere qualcuno i cui atti e il cui comportamento, parole, decisioni, erano necessariamente scuola di libertà per i suoi concittadini, l’ha obbligato a riflettere su cos’è la libertà. Non la si dona agli altri se non la si è capita per se stessi. E, fin da ragazzo, aveva capito che la prima cosa necessaria fosse il non mentire.
Mentire è una prigione, che ci rinchiude e rinchiude gli altri in un mondo morto, finto, sterile. La libertà invece è vita e respiro. Gesù stesso ha detto: «la Verità vi farà liberi» e per creare intorno a noi un mondo libero occorre avere il coraggio della verità, che attira gli altri, e che, vivendola, ha tutta la gioia e la capacità di generare libertà.
Cesare Falletti
NP aprile 2025




