Ci vuole più cura
Pubblicato il 11-08-2026
Nel cuore delle istituzioni, tra gli affreschi del palazzo del Quirinale, il 16 marzo si è svolto un incontro che ha acceso i riflettori su una delle realtà più complesse e meno visibili del Paese: quella della polizia penitenziaria.
A ricevere una rappresentanza del corpo è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del 209° anniversario della sua fondazione. Nel suo intervento, Mattarella ha espresso gratitudine alle donne e agli uomini della polizia penitenziaria per il lavoro svolto quotidianamente, sottolineando la dedizione e il senso del dovere che caratterizzano il Corpo. Accanto a lui, la delegazione guidata dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, comprendeva anche familiari degli agenti caduti in servizio, personale in congedo e allievi agenti, a testimonianza del legame tra generazioni che contraddistingue l’istituzione.
Il capo dello stato non ha evitato di affrontare le criticità del sistema carcerario italiano. Ha parlato apertamente delle difficili condizioni operative in cui gli agenti sono chiamati a lavorare, spesso aggravate dal sovraffollamento degli istituti e dall’inadeguatezza strutturale di molte carceri. Situazioni che rendono il servizio “talvolta insostenibile” e che incidono non solo sulla qualità del lavoro degli agenti, ma anche sulla tutela dei diritti dei detenuti. Significativo è stato il passaggio dedicato al tema dei suicidi in carcere, definito da Mattarella «una sconfitta dello Stato». Un fenomeno che negli ultimi Chiara Genisio anni ha raggiunto numeri allarmanti: nel 2025 quasi 80 detenuti si sono suicidati. In Italia, la polizia penitenziaria conta circa 37mila unità, ma da tempo si segnala una carenza di organico stimata in diverse migliaia di agenti. Questo deficit contribuisce ad aumentare i carichi di lavoro e le difficoltà operative. Negli ultimi anni, inoltre, si è registrato un numero significativo di decessi tra gli agenti, non solo per cause di servizio ma anche per suicidi: secondo diverse fonti sindacali, oltre 30 agenti si sono tolti la vita nell’ultimo quinquennio, un dato che evidenzia un disagio profondo all’interno del Corpo.
Nel suo discorso, Mattarella ha ribadito la necessità di rafforzare la funzione rieducativa della pena, come previsto dalla Costituzione italiana. Il carcere, ha sottolineato, non deve essere soltanto luogo di custodia, ma spazio di recupero e reinserimento sociale, soprattutto per i detenuti più giovani. Un obiettivo che richiede investimenti, riforme strutturali e un maggiore sostegno proprio alla polizia penitenziaria, chiamata a svolgere un ruolo cruciale in questo processo.
Chiara Genisio
NP aprile 2026




