Che noia la pace

Pubblicato il 15-05-2026

di Sandro Calvani

A LIVELLO GLOBALE UN CONFRONTO statistico tra iniziative di violenza/ guerra e di pace rivela una sconcertante «asimmetria di informazioni e investimenti».

MENTRE LA VIOLENZA È CARATTERIZZATA DA UN'ELEVATA FREQUENZA DI SEGNALAZIONI e da massicci stanziamenti di capitali, le iniziative di pace sono spesso statisticamente "silenziose" e sottofinanziate. A partire dall'inizio del 2026, basandosi sull'ultimo Global Peace Index (gpi) e sui rapporti di analisi dei media, il divario informativo tra copertura mediatica di guerra e percezione di pace positiva è peggiorato fino a 220:1. La ricerca sul "giornalismo di guerra" rispetto al "giornalismo di pace" dimostra che le narrazioni basate sul conflitto dominano il panorama dell'informazione perché sono in linea con i tradizionali "valori delle notizie" (immediatezza, drammaticità e semplicità). Gli studi indicano che le parole negative nei titoli aumentano i tassi di clic (ctr) di circa il 2-5% per ogni parola negativa, mentre le parole positive riducono il consumo. Nelle regioni economicamente sviluppate, i notiziari producono in media 1.663 articoli per ogni vittima del conflitto, mentre nelle regioni a basso reddito (dove si verificano molte iniziative di pace), tale numero scende a 17,4. Un'analisi dei contenuti delle notizie globali ha rilevato che solo il 4% delle storie riguardanti i conflitti parlava esplicitamente di negoziati di pace, trattati o soluzioni strutturali.

NEL CONTESTO ASIATICO, IL CONFRONTO STATISTICO tra violenza e "pace positiva" (gli atteggiamenti, le istituzioni e le strutture che sostengono una società pacifica) evidenzia un significativo dividendo in termini di resilienza. Mentre i titoli dei giornali globali si concentrano spesso su focolai di conflitto come il Kashmir o il Myanmar, i dati del 2024- 2025 mostrano che i Paesi che investono nell'innovazione delle informazioni per la pace stanno ottenendo risultati economici e sociali di gran lunga superiori rispetto a quelli che non lo fanno.


Filippine: chiama 911* facciamo pace
Il progetto Peace 911 di Davao City è un esempio lampante di come rendere operativa la pace positiva per porre fine alla violenza arrmata.
Il problema: il distretto di Paquibato è stato teatro di 40 anni di insurrezioni da parte dei ribelli comunisti. L'innovazione: invece di una risposta puramente militare, la città ha lanciato Peace 911, concentrandosi sui pilastri della pace positiva. Distribuzione equa delle risorse: ogni due settimane venivano inviate carovane di servizi sanitari, legali e agricoli nei villaggi remoti. Libero flusso di informazioni: è stata creata una linea telefonica di assistenza per fare la pace. Involontariamente, questa è diventata anche un canale sicuro per arrendersi pacificamente per 92 insorti nel giro di pochi mesi. Risultato statistico: nel giro di nove mesi, per la prima volta in quarant'anni, l'esercito ha dichiarato la zona "libera da insurrezioni".
Il tasso di alfabetizzazione è migliorato e le iscrizioni degli studenti sono raddoppiate (da 327 a 805). Davao City oggi è la seconda città più pacifica e sicura delle Filippine.
* Il numero telefonico 911 nelle Fiippine e in molte parti del mondo è il numero telefonico per le emergenze, come il 112 in Europa.
 

Sandro Calvani
NP febbraio 2026

 

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