Cambiare insieme

Pubblicato il 27-06-2026

di Gianfranco Cattai

Negli ultimi decenni in Italia si è sviluppato un articolato insieme di esperienze riconducibili all’economia civile...

Il CICSENE (Centro Italiano di collaborazione per lo Sviluppo edilizio nelle Nazioni Emergenti), organismo di cooperazione e sviluppo locale nato nel 1972 per cercare soluzioni nuove al complesso problema della casa e dell’habitat sociale), ha provato a definire i portatori di vulnerabilità abitativa , ma l’elenco ci sembra assumibile anche per definire le vulnerabilità in generale. Ovviamente le categorie evidenziate possono posizionarsi tra una situazione prossima alla povertà economica o più vicine alla situazione del mercato.
Sarebbe grave se trattassimo queste persone o nuclei come se fossero poveri: grave perché comunque non ce lo possiamo permettere come sostenibilità economica e grave perché se c’è un servizio che possiamo fare è quello di aiutarli a rientrare nella normalità. Nel caso dell’accesso e del mantenimento della casa quello che vari soggetti del terzo settore hanno sperimentato con successo in questi ultimi anni è l’accompagnamento abitativo cioè un processo interattivo finalizzato alla piena comprensione delle informazioni e alla mediazione di situazioni complesse, che opera principalmente attivando capacità relazionali e creando rapporti di fiducia tra le parti. Nel caso del cicsene si è anche attivata una polizza assicurativa per un affitto garantito a condizione che ci sia l’accompagnamento abitativo.
L’accompagnamento è quel genere di servizio che facilita delle relazioni interpersonali, crea fiducia nella comunità, e costa poco economicamente: presupposti non dell’economia di mercato ma dell’economia civile.

L’economia civile come paradigma alternativo. Negli ultimi decenni, in Italia si è sviluppato un articolato insieme di esperienze riconducibili all’economia civile: cooperative sociali, imprese benefit, associazioni, fondazioni, reti di economia solidale, gruppi di acquisto responsabile e organizzazioni non profit che mettono al centro la persona, la comunità e il bene comune.
A differenza dell’economia di mercato tradizionale, l’economia civile si fonda su principi di reciprocità, solidarietà e sviluppo sostenibile. Tuttavia, la sua crescente pluralità rende necessario un coordinamento tra i diversi soggetti, affinché possano assumere una governance comune capace di rafforzarne la coerenza e l’impatto. L’Italia è considerata un laboratorio vivo di economia civile, grazie a tradizioni storiche come il cooperativismo, il mutualismo e il volontariato.
Tuttavia, proprio questa ricchezza rischia di trasformarsi in frammentazione: ogni rete o organizzazione tende a operare entro il proprio ambito specifico. Molte iniziative locali, pur straordinarie, non comunicano fra loro e non riescono a esprimere una voce unitaria nelle politiche pubbliche o nei tavoli decisionali nazionali. La mancanza di una governance condivisa limita quindi la capacità del settore di incidere sulle scelte economiche e sociali del Paese.

I vantaggi di una governance comune. Assumere una governance comune significa definire valori condivisi, strumenti di partecipazione e coordinamento, nonché meccanismi di rappresentanza collettiva. I vantaggi sarebbero molteplici: a) maggiore capacità di interlocuzione con le istituzioni pubbliche, attraverso una rappresentanza unitaria; b) coordinamento delle strategie per affrontare sfide comuni (transizione ecologica, inclusione sociale, innovazione sociale); c) condivisione di buone pratiche e risorse (formazione, finanza etica, piattaforme digitali); d) crescita dell’impatto sociale, grazie a sinergie tra i diversi attori.
Una governance comune non equivale a un’uniformità burocratica, ma alla creazione di reti orizzontali e partecipative, capaci di rispettare le specificità territoriali e organizzative.

Verso un nuovo patto per il bene comune. L’adozione di una governance comune nell’economia civile italiana rappresenta non solo un passo organizzativo, ma un salto culturale: riconoscere che la complessità del presente richiede cooperazione, non competizione.
Solo mettendo in rete le energie civili e sociali, l’Italia potrà consolidare un modello di sviluppo capace di conciliare efficienza economica, giustizia sociale e sostenibilità ambientale.
La governance comune, in questo senso, diventa la chiave per trasformare l’economia civile da “galassia di iniziative” a sistema coeso di cambiamento.
 

Gianfranco Cattai
Focus
NP marzo 2026

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