C'è speranza

Pubblicato il 31-03-2026

di Corrado Avagnina

I cieli di questi frangenti complicati sono segnati da tante oscurità portate da nuvoloni pesanti, in conseguenza di tensioni, conflitti, sopraffazioni, logiche di dominio, prepotenze assortite, equilibri saltati... Siamo in tempi che mettono i brividi, per le incognite che le guerre riservano con angoscia. Percepiamo, partendo dall’onu in giù, la fragilità di quelle garanzie condivise che avrebbero dovuto vincere resistenze, muri, blocchi, rischi di scontri. Si rafforzano invece logiche penose che fanno carta straccia di accordi, di diritti acquisiti, di doveri indispensabili, di visioni dignitose dello stare insieme sul pianeta, di condivisioni su punti fermi per un'umanità che rischia invece lo sbando. Non mancano voci forti, profetiche, controcorrente, lucide che spingono a non rassegnarsi. Ma sono voci che finiscono spesso inascoltate nei fatti. Eppure c’è da non scoraggiarsi né da demordere.

Su questo orizzonte hanno ragione coloro che portano avanti visioni ideali, coraggiose e alternative a chi ragiona solo con la forza. Abbiamo alle spalle la Giornata mondiale per la pace, con le parole vigorose e urgenti, anche preoccupate e interpellanti di papa Leone che continua a scommettere, da credente nel Risorto, su una «pace disarmata e disarmante». Lo stesso Robert Prevost ha sollecitato i vescovi italiani a farsi carico di «percorsi di pace» nelle comunità, chiamando in causa i ragazzi, le famiglie, le nuove generazioni, attraverso una nuova corresponsabilità che va attuata, perseguita dal basso e nel quotidiano. Perché lì si comincia a respirare un’aria di pace e non di scontro, di pregiudizio, di offesa, di discriminazione, di prepotenza. Tutte tossine, queste, che già si moltiplicano nelle piccole cose. Gesti e parole che mettono contro, anzi che sdoganano un’aggressività di varia portata, anche micro (ma che non è mai innocua).

Insomma, c'è una cultura educativa, che poi va sostenuta nei passi ulteriori da compiere. Perché si maturi nell’adolescenza e nella giovinezza uno sguardo di pace, di incontro e non di scontro, di condivisione e rispetto e non di dominio e di offesa. Su questi filoni può incrementarsi e affinarsi una sensibilità che potrà un domani spingere al servizio civile, alle opzioni non violente, a una documentazione consapevole sulle logiche paurose delle armi... per voltare pagina. Ma c’è un passaggio intermedio che forse si bypassa spesso: la lentezza. Che significa arginare la fretta che non prevede la pazienza di fermarsi a ragionare, evitando di sbandare, dando valore alle relazioni, avendo tempo per l’altro e per gli altri, ascoltando con calma... La lentezza come contromisura a un mondo che va sempre più di corsa e può travolgere. Insomma, un piccolo tassello per cominciare a cambiare qualcosa, per un mondo più vivibile.


Corrado Avagnina
NP gennaio 2025

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