Bagliori di lacrime brucianti
Pubblicato il 23-05-2026
Ho visto gli stessi bagliori di lacrime bruciate e di dolore. Li ho rivissuti in quelle luci di disperazione che trasparivano dai frame dei telefoni provenienti dalla ricca, felice, opulenta Svizzera. Erano gli stessi che nel 1983 ho raccolto sui marciapiedi del Cinema Statuto: 64 morti, soffocati dall’egoismo del progresso. Io ero a Stampa Sera, una terribile giornata che mi angoscia. Ho sentito lo stesso profumo intenso di vite sacrificate e la terribile sensazione della morte, dovuta allora alla mancanza assoluta di prevenzione e di futuro. Erano coppie di amici, attempati come me, di innamorati che s’erano concessi una pausa nel caotico progredire convulso e assurdo della vita. Li hanno scolpiti nella memoria il sindaco Diego Novelli e l’arcivescovo Anastasio Ballestrero, impietriti nell’autorimessa vicina al Cinema Statuto. Osservavano quei corpi neri e raggomitolati: l’arcivescovo pregava; non so se il sindaco facesse altrettanto, ricordando i giorni trascorsi in gioventù all’oratorio salesiano San Paolo. Una scena straziante. Le salme presentavano evidenti segni, non tanto di bruciature, ma di soffocamento. Per il prof. Pier Luigi Baima Bollone, medico legale del Tribunale, e il sostituto procuratore della Repubblica Gian Carlo Caselli «pochi sono morti a causa del fuoco. A una prima valutazione, la maggior parte delle vittime è dovuta al fumo che li ha soffocati». Questa è la cronaca che ho vissuto e mi viene ancora adesso la pelle d’oca. Il 13 febbraio 1983 era una gelida e nevosa domenica di Carnevale, come scrisse Pier Giuseppe Accornero, quarant’anni fa. Una spaventosa tragedia al cinema, vicino a piazza Statuto, provoca 64 morti asfissiati nell’ultimo e disperato tentativo di sfuggire alla trappola di fuoco e fumo che, con incredibile rapidità, si propagarono nel locale.
Poi, in una brutta alba, il “rogo alla Thyssen”. Mi chiamò Vittoria Doglio, grande cronista- amanuense delle vicende di Torino. Con il cardinale Severino Poletto girai tutti gli ospedali fino al CTO. Ricordo che mi disse: «Purtroppo moriranno tutti». Erano sette, tutte vittime innocenti. E feci servizi per TG1-2-3 e TGR. E piansi con loro! Una tragedia immensa che rivedo, ora, con gli stessi sentimenti di allora. Erano gli stessi bagliori, i volti, gli occhi che tutti abbiamo visto ora: una strage di ragazzi che ha dell’incredibile, ma è dura, bruciante realtà. Scrive Giobbe: «Dio ha dato, Dio toglie» (Gb 1,21). Ma qui Dio ha dato; noi uomini abbiamo tolto con la mancanza di prevenzione per chissà che cosa, ma quei ragazzi, con gli occhi così protesi verso il futuro, non ci sono più. La realtà è questa; il resto è un inutile corollario di colpe, sensazioni, ipotesi e commenti. Forse, è ora che ci pensiamo tutti “insieme”, come scriveva il cardinale Michele Pellegrino. E ricominciamo da capo a vedere senza occhiali a parlare, a tentare di capire. Servono dialogo e ascolto, tanto ascolto!
Gian Mario Ricciardi
NP febbraio 2026




